Fermiamoli!

La fusione iride-enìa con la favola del 51% pubblico arriva nei consigli comunali. fermiamoli!


Lo dice anche la Corte dei Conti che è solo un affare sulle spalle dei cittadini!
http://www.corriere.it/economia/10_febbraio_26/privatizzazioni-corte-conti_220274c6-22e3-11df-8195-00144f02aabe.shtml

Qualche numero del nuovo gruppo
http://www.agi.it/torino/notizie/201003031805-eco-rto1024-multiutility_iridenia_entro_1_giugno_atto_fusione
e poi le cose importanti…
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/20-febbraio-2010/iride-enia-fanno-pace-scelta-nome.shtml?uuid=8a268a24-1dfc-11df-811a-845fb99a3eb4&DocRulesView=Libero

Nozze Iride-Enìa: ma il cittadino cosa ci guadagna?

Tutti contenti. Certo, dopo quasi due anni di trattative, la fusione tra le società municipalizzate dei servizi, Iride ed Enìa, è andata finalmente in porto. Comprensibile la soddisfazione dei Comuni interessati, Torino, Genova e la catena di quelli emiliani, guidata da Reggio. Ancora per qualche anno, avranno la certezza di detenere almeno il 51 per cento della proprietà della nuova azienda e poiché, in tempi di finanze magre, queste società di servizi costituiscono le vere casseforti dei Comuni, le speranze di ancora maggiori introiti si rafforzano.
Nell’entusiasmo generale, alcune domande potrebbero guastare il clima, ma sorgono inevitabili, quanto provocatorie: perché il cittadino-consumatore dovrebbe partecipare al tripudio di festeggiamenti? Su quali garanzie dovrebbe contare perché, anche lui, possa pensare di avere un vantaggio dall’operazione? I precedenti di queste fusioni autorizzano a ritenere sia possibile una futura riduzione dei costi dell’energia, dell’acqua, della raccolta rifiuti?
A questo proposito, si è concentrata l’attenzione su un falso problema: la proprietà, pubblica o privata, della maggioranza azionaria di queste aziende. Così, la garanzia del 51 per cento in mano ai Comuni è stata presentata come una grande vittoria dell’interesse generale sulle mire speculative dei privati, subito pronti al rialzo delle tariffe per aumentare i profitti.
La «grande vittoria», innanzi tutto, potrebbe rivelarsi come quella di Pirro. Il decreto Ronchi, infatti, prevede che, entro il 30 giugno 2013, i Comuni debbano scendere al 40% del capitale ed, entro il 2015, passino al 30%. Ma la maggioranza della proprietà pubblica, anche se queste disposizioni dovessero essere annullate o ignorate, non garantisce affatto quella riduzione di costi per il consumatore che costituisce l’unico motivo per cui il cittadino, ora, dovrebbe unirsi al tripudio generale. Perché, in mancanza di regole per attuare una vera concorrenza nel mercato dei servizi, non si vedono ostacoli al risultato concreto di un rialzo dei prezzi e, quindi, di maggiori introiti nelle casse comunali, sulle spalle di chi consuma l’energia, il gas, l’acqua.
Pure i precedenti storici non confortano molto. L’esperienza ha insegnato che anche le maggioranze pubbliche di queste aziende non hanno mai garantito discese dei costi per l’utenza. La vera scommessa dell’operazione Iride-Enìa è, quindi, un’altra: quella che la possibilità di maggiori investimenti, l’utilizzo di economie di scala, la razionalizzazione delle strutture di governo in queste imprese consenta quel «miracolo» di un abbassamento delle tariffe che, finora, non si è mai verificato. Nell’attesa, rimandiamo la festa.

fonte: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=201&ID_articolo=87&ID_sezione=&sezione=

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