13.000 firme da Reggio Emilia per dire NO alla privatizzazione dell’acqua

Sono poco più che 13.000 le firme che in questi due mesi e mezzo di campagna siamo riusciti a raccogliere a Reggio Emilia e Provincia per la campagna “L’acqua non si vende”, che complessivamente a livello nazionale ha superato il milione di firme e rischia di battere tutti i record di altri illustri precedenti e vincenti referendum (divorzio, aborto, nucleare…). Domani partirà un’ultima spedizione, al momento siamo a 13.058 firme raccolte e certificate. Un dato superiore a ogni più rosea aspettativa, che ha sorpreso anche noi e che va ben al di là dell’obiettivo iniziale delle 6.500 firme fissato dalla segreteria nazionale per la nostra provincia, mai avremmo pensato di arrivare al 200% di firme raccolte. Rispetto alla raccolta firme per la legge di iniziativa popolare del 2007 il dato reggiano è anche qui impressionante: un risultato più che quintuplicato.

Dietro questi numeri ci sono i cittadini reggiani che hanno firmato in tantissimi per questo referendum, che hanno fatto la fila ai banchetti, anche sotto il sole cocente, che sono andati a casa a prendere un documento d’identità quando ne erano sprovvisti per poi tornare di nuovo al banchetto, che hanno riempito la nostra casella di posta per chiederci dove e quando eravamo presenti a raccogliere firme, che hanno partecipato con grande coinvolgimento ai nostri incontri e dibattiti ascoltando e facendo domande, che non appena ci riconoscevano nelle piazze sono venuti a firmare, che ogni tanto sono ripassati pur avendo già firmato solo per chiederci come stava andando, che hanno capito l’importanza di partecipare esprimendo con la propria firma tutta la voglia che c’è in questo paese di costruire insieme qualcosa di diverso, partendo proprio dai beni comuni. Un’altra grande novità e forza di questa campagna sono state la “trasversalità” e la “freschezza”: hanno firmato le persone, a prescindere dalle appartenenze e dalle sensibilità culturali e politiche, perchè l’acqua è un bene essenziale di tutti. Hanno firmato tante persone per la prima volta o dopo tanto tempo che avevano smesso di credere in queste battaglie che nascono dal basso, ma soprattutto hanno raccolto firme tante persone alla prima esperienza politica che in diverse parti della Provincia hanno messo a disposizione il proprio tempo e le proprie energie, con passione ma sempre divertendosi, e che non si sono risparmiate per diffondere materiali informativi, organizzare banchetti di raccolta firme, dibattiti e assemblee pubbliche per parlare di acqua pubblica e spiegare i referendum.

Terminata questa prima tappa del nostro entusiasmante cammino, una delle tante sfide che ci attendono è rimanere in contatto e anzi rilanciare, rafforzare ed allargare questa rete di nuovi contatti e collaborazioni che si sono venute a creare coinvolgendo anche altri soggetti e cittadini reggiani. L’obbiettivo di portare infatti almeno 25 milioni di italiani al voto nella primavera del 2011 è sicuramente impegnativo ma è una sfida che possiamo vincere tutti insieme se sapremo essere aperti e inclusivi. Nei prossimi mesi sarà importante soprattutto stare in mezzo alla gente per incontrare, ascoltare, parlare, spiegare, confrontarsi su quello che sta accadendo oggi nel nostro paese e quello che noi vogliamo costruire in alternativa con le nostre proposte. Dovremo farlo in maniera originale e coinvolgente inventandoci e utilizzando modalità differenti e mezzi che sappiano arrivare al centro della questione ma soprattutto al cuore della gente, perchè anche a Reggio pulsa ancora un grande cuore civico, ne abbiamo appena raccolto 13.000 conferme.

Siamo sinceramente convinti che a partire da questo confronto dal basso possa veramente nascere e prendere forma quel concetto di “né pubblico, né privato, ma bene comune” che stiamo già da tempo tentando insieme di definire e costruire con prassi, modalità e strumenti che dovremo riuscire poi a concretizzare in un nuovo modello di pubblico, che può definirsi tale solo se costruito sulla democrazia partecipativa, il controllo democratico e la partecipazione diretta dei lavoratori, dei cittadini e delle comunità locali. perchè si scrive acqua, ma si legge democrazia

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