Applicare il referendum: la nostra replica alla Provincia e all’ex ATO di Reggio Emilia

Replica alla risposta di Mirko Tutino e Antonella Incerti alla lettera del Comitato Acqua Bene Comune di diffida all’ATO ad applicare l’esito del Referendum abrogativo che ha espunto dalla tariffa del Servizio Idrico Integrato la “remunerazione del capitale investito”

Ci fa piacere che la Provincia e l’ATO dichiarino di voler rispondere alle novità poste dal voto referendario del 12 e 13 giugno.  Se l’ex ATO3 della Provincia di Reggio adeguasse rapidamente la tariffa dell’Acqua al secondo quesito referendario, sarebbe davvero un bel segnale, da una città in prima fila col Sindaco Delrio contro questa manovra economica, al Governo che spinge esattamente nella direzione contraria.

 Nessuno ha mai messo in discussione che ci sia stato e che ci debba essere un Servizio Idrico Integrato di qualità, ma quanto questa “qualità” rientra realmente nei piani di investimento del gestore (IREN) ? a noi risulta che siano in corso tagli su servizi e manutenzioni che inevitabilmente avranno ripercussioni sulla qualità del servizio, nonostante le tariffe per i cittadini siano in costante aumento (+10% nel 2011).

 Non è il referendum a mettere a repentaglio la qualità dell’acqua, ma la stessa gestione affidata a una holding quotata in borsa che persegue soprattutto obiettivi di breve periodo di performance sui mercati finanziari (con buona pace del fantomatico controllo pubblico…)

L’esito del voto NON compromette gli investimenti, ma semmai i profitti -che erano garantiti dalla legge abrogata “a prescindere” (vera e propria rendita)- e che non avevano nessun vincolo di reinvestimento nel servizio stesso. L’attacco referendario ai profitti derivanti dalla gestione dell’Acqua non è certo finalizzato a far calare gli investimenti, ma a privare l’acqua dell’appetibilità economica per le multinazionali del settore derivante dai famosi profitti garantiti per legge.

 Il nostro obiettivo è la gestione dell’Acqua da parte di soggetti giuridici di diritto pubblico, controllati dai cittadini attraverso meccanismi di partecipazione democratica (vedi la ns proposta di Legge di Iniziativa Popolare).

 In caso di inadempienza da parte dell’Ato nell’adeguamento della tariffa (avrebbero già dovuto adeguarsi dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, quindi a fine luglio) in qualità di “custodi del voto referendario” ci faremo sentire politicamente (non ci manca la fantasia…) e se necessario agiremo per vie legali. Non ci sono motivi per aspettare. A maggior ragione, dato che l’ex ATO dovrà essere ridefinito da una nuova legge regionale entro la fine dell’anno e che a fine dicembre è in scadenza l’affidamento della gestione del servizio idrico, è bene adeguare subito la tariffa per evitare ulteriori procrastinazioni ad esclusivo vantaggio dei profitti del gestore, non certo nell’interesse dei cittadini.

Peraltro l’ultima revisione tariffaria (aumento del 10%) ha avuto luogo nello scorso febbraio, quindi non è vero che bisogna aspettare la fine dell’anno.

 Non c’è nessun vuoto legislativo da colmare e la sentenza della Corte Costituzionale di ammissibilità del Referendum lo spiega bene (altrimenti non lo avrebbe ammesso !). E’ stata proprio la Corte Costituzionale (non noi comitati) a specificare che l’esito di questa abrogazione è direttamente applicabile senza che intervenga alcun ulteriore intervento legislativo.

 Infine, siamo lieti di apprendere che il movimento referendario sarà coinvolto nello studio di fattibilità sull’ipotesi di scorporo del servizio idrico da Iren. Contiamo sull’assoluta indipendenza di questo “tavolo” e aspettiamo di conoscere tempi e modalità di questa verifica…

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