Le nuove fiabe di Esopo: il Sindaco e la tariffa dell’acqua

La recente risposta del Sindaco di Quattro Castella Andrea Tagliavini all’interrogazione dei consiglieri del PRC e del Quinto Colle (che possiamo riascoltare sul sito del Comune alla voce “Trasparenza dell’Amministrazione / il Consiglio Comunale in formato mp3”) ci consente di tornare sul tema delle tariffa dell’acqua e merita un approfondimento.
L’interrogazione a cui il Sindaco rispondeva chiedeva conto del voto espresso dal Sindaco stesso nella riunione dell’ ATO del 16.12.11 in cui la tariffa del Servizio Idrico Integrato è stata aumentata, per il 2012, del 3,94 %.Gli interroganti chiedevano in particolare perché i Sindaci componenti l’assemblea dell’ ATO non abbiano recepito l’esito del Referendum dello scorso giugno che con il 2° quesito referendario ha eliminato dalla tariffa dell’acqua la “remunerazione del capitale investito”.
L’eliminazione di questa voce, immediatamente applicabile secondo la Corte Costituzionale, avrebbe comportato una riduzione della tariffa in Provincia di Reggio Emilia di oltre l’11 %, che per il 2012 arriva a sfiorare il 12% in bolletta.
Secondo i promotori del Referendum, secondo la Corte Costituzionale che ne ha sentenziato l’ammissibilità e secondo il Presidente della Repubblica che dopo il voto del 12 e 13 Giugno ne ha decretato l’obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare, l’eliminazione della “remunerazione del capitale investito” era finalizzata a “rendere estraneo alle logiche del profitto il governo e la gestione dell’acqua“. Quali fossero invece le motivazioni che hanno indotto i Sindaci della nostra Provincia a votare massicciamente SI al Referendum, non è dato capire, visto che le loro scelte successive in materia tariffaria sono andate in senso contrario, tra l’altro in
una delle province dove i cittadini hanno votato di più in Italia.
Ma veniamo al merito della risposta del Sindaco.
Secondo Tagliavini la “remunerazione del capitale investito” non è profitto per Iren, bensì “il costo del denaro per fare gli investimenti”. La conclusione dei calcoli del Sindaco è che il vero e proprio profitto (che chiama marxianamente “plusvalore”) non è altro che lo 0,86 % della bolletta, pari a 3 euro all’anno se rapportato alla bolletta dell’utente medio.
Tutto questo rumore quindi per 3 caffè all’anno? a tanto ammonta il profitto di Iren sulla gestione del Servizio Idrico Integrato in Provincia di Reggio?
In realtà non è così e lo diciamo sulla base dei dati ufficiali forniti dall’ ATO stesso (gli allegati alla delibera del 16 di dicembre) e dalla Provincia (nel documento: “Politiche inerenti il Ciclo Idrico conseguenti all’esito referendario”, del 21 ottobre 2011). Come testimonia il verbale del Consiglio Comunale, secondo Tagliavini gli investimenti previsti nel periodo 2009-2013 dovrebbero ammontare in totale a 94 milioni di euro (i documenti ufficiali dicono invece 132 milioni).
Da qui parte il seguente ragionamento di Tagliavini: la remunerazione del capitale su questo ammontare di investimenti è del 6,9 % (in realtà in Emilia Romagna era del 7% fino a fine 2008, poi è passata al 6,31 %), quindi 6,5 milioni. Ma il Sindaco dimentica gli investimenti effettuati prima del 2009, su cui pure paghiamo in bolletta il 7% di “remunerazione del capitale”.
Sempre secondo Tagliavini, gli investimenti di Iren sono finanziati interamente ricorrendo a prestiti bancari il cui tasso è del 6%. Da dove tragga il Sindaco queste informazioni non è dato sapere, visto che Iren non le fornisce. Sulla differenza tra la remunerazione del capitale e il presunto costo del denaro (rispettivamente 6,9% e 6% secondo Tagliavini) Iren paga poi le imposte (34%). Resterebbe quindi un modestissimo “plusvalore” di 560.000 euro (nel 2010), che rapportato al fatturato di quell’anno (65 milioni) da un’incidenza sulla tariffa dello 0,86 %.
Su una bolletta media di 350 euro annui per famiglia, questo significherebbe 3 euro.
I dati ufficiali dicono tutt’altro.
Dalla tabella “Conto Economico” fornita da Iren stessa (possiamo dire senza timore di smentita che l’ex-Ato provinciale avrebbe dovuto verificarne analiticamente tutte le poste ma non era assolutamente in grado di farlo…) risulta invece, per il 2011, un Risultato Netto (profitto), dopo aver pagato le imposte, di 4,15 milioni di euro, che rapportato al fatturato di 69,53 milioni del 2011 rappresenta quasi il 6% e non lo 0,86% calcolato da Tagliavini.
Tenuto conto poi che gli investimenti reali effettuati da Iren sono stati ben inferiori a quelli pianificati (cosi come negli anni precedenti), in realtà il profitto è stato ancora maggiore. Per inciso, la tariffa per il 2012 è stata aumentata “solo” del 3,94% e non del 4,7% previsto, proprio per questo motivo (a parziale recupero dei mancati investimenti. Un giorno bisognerà spiegare ai cittadini anche il perchè di questi mancati investimenti…) e non per la sensibilità politica dei sindaci, come sostiene Tagliavini.
Se fosse vero peraltro quello che sostengono i nostri sindaci, Iren offrirebbe “in dono” alla collettività il servizio idrico senza ricavarne alcun profitto, andando semplicemente in pari con i costi.
Essendo Iren una società quotata in borsa, il cui obiettivo primario è il profitto e di conseguenza i dividendi da pagare ai propri azionisti e il valore borsistico del titolo, questo è a dir poco implausibile. Sempre ragionando per assurdo, se davvero Iren non ricavasse un profitto dalla gestione dell’acqua non si vede perché dovrebbe essere interessata a rinnovare a voler rinnovare l’affidamento del Servizio Idrico Integrato, scaduto a fine 2011, con tutte l’incertezza che ne potrebbe conseguire sul futuro dell’acqua nella nostra provincia (si andrà a gara? arriveranno le multinazionali straniere?). Non ci sarebbe bisogno quindi di fare alcuno studio di fattibilità sul possibile scorporo del ramo idrico al fine di riaffidarlo a una gestione completamente pubblica, come invece i nostri amministratori dicono di voler fare (ampie dichiarazioni a cui però finora è seguito un nulla di fatto…).
In tutto ciò il Comitato Acqua Bene Comune vede molta ipocrisia e un evidente conflitto di interessi tra il ruolo di azionisti (di maggioranza) dei sindaci e il loro (presunto) ruolo di controllori attraverso l’ ATO. Che Iren non sia in realtà “controllata” dai nostri sindaci, come vogliono farci credere, l’ha dichiarato recentemente in modo molto chiaro anche la Commissione Europea (contestando la legittimità dell’affidamento a Iren del servizio di smaltimento rifiuti): “il fatto che il 51% del capitale sociale resti in mano pubblica consente che i poteri dei soci siano solo quelli normalmente riconosciuti dal diritto societario nazionale e, dunque, insufficienti, come tali, ad assicurare un’influenza determinante sugli obiettivi e le decisioni della società (..)”, con buona pace di chi sostiene ancora che la fatidica soglia di maggioranza pubblica sia un’efficace garanzia di controllo per governare in sicurezza un servizio pubblico e un bene comune come l’acqua.

Tornando alla questione iniziale, Il Comitato Acqua Bene Comune contesta a Iren e all’Ato il mancato adeguamento della tariffa all’esito referendario e lancia la campagna di “OBBEDIENZA CIVILE” perché sia rispettata la norma di legge uscita dal Referendum, invitando tutti i cittadini ad autoridurre la propria bolletta della quota corrispondente alla “remunerazione del capitale” (l’11,04 % nel 2011 e 11,96% nel 2012, sempre sulla base dei dati ufficiali).

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2 pensieri su “Le nuove fiabe di Esopo: il Sindaco e la tariffa dell’acqua

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