IREN minaccia di sospendere la fornitura di acqua ai cittadini che chiedono il rispetto dei Referendum

IREN non riconosce le scelte di ri-publicizzazione del Servizio Idrico degli amministratori reggiani e minaccia la sospensione della fornitura ai cittadini che aderiscono alla campagna di Obbedienza Civile per il rispetto del Referendum ( togliendo dal pagamento delle fatture dell’acqua la “Remunerazione del Capitale”)

IREN lettera di minaccia sospensione servizio

Il 12-13 giugno 2011 27 milioni di cittadini italiani hanno detto in modo chiaro e inequivocabile, con i 2 Referendum sui Servizi Pubblici Locali, che vogliono l’Acqua fuori dal mercato e il profitto fuori dalla gestione dell’Acqua.

A fronte della scadenza della concessione del Servizio Idrico Integrato (SII) a Iren a fine 2011, gli amministratori reggiani hanno deciso di tenere conto dell’esito del primo Referendum, deliberando di non andare a gara ma di costituire un soggetto interamente pubblico per la gestione del SII della provincia di Reggio. E’iniziato quindi un percorso di ri-publicizzazione che deve concludersi entro la metà del 2014.

Ciò nonostante nel suo recente Piano Industriale (al 2015), Iren ignora questa decisione e scrive che punta al “mantenimento delle concessioni nei territori di riferimento”. Che significa ? come interpretare queste parole ?

Per quanto riguarda invece la tariffa il Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua, di cui fa parte il Comitato reggiano Acqua Bene Comune , sta combattendo una battaglia per il rispetto dell’esito del Referendum che ha eliminato dalla tariffa la “Remunerazione del Capitale Investito”.

Aderendo alla campagna di Obbedienza Civile all’esito del Referendum, alcune centinaia di cittadini di Reggio e provincia, hanno inviato a Iren, a partire dalla primavera scorsa, una “Lettera di Reclamo” con cui chiedono di adeguare la tariffa all’esito referendario (la Corte Costituzionale ha precisato che “la normativa residua è immediatamente applicabile e non presenta elementi di contradditorietà”) e si riservano di decurtare essi stessi dal pagamento delle fatture successive la quota relativa alla Remunerazione del Capitale (11,5% circa nel nostro territorio, come da dati forniti dal gestore).

Alcune decine di cittadini infatti hanno dato seguito alla Lettera di Reclamo auto-riducendo il pagamento della propria bolletta dell’11,5%. E’ evidentemente una battaglia simbolica, ma molto importante dal punto di vista del principio (“Il mio voto va rispettato” come recita un slogan del movimento per l’Acqua).

Dall’inizio della campagna diversi passaggi giuridico-legali ci hanno dato ragione: dalla sentenza della Corte Costituzionale del luglio 2012, al parere del Consiglio di Stato del gennaio 2013 che ha affermato che le bollette dell’acqua “non sono coerenti” col quadro normativo post-referendario, fino alla sentenza del Tar della Toscana del marzo 2013 secondo la quale “il criterio della Remunerazione del Capitale (…) essendo strettamente connesso all’oggetto del quesito referendario, viene inevitabilmente travolto dalla volontà popolare abrogatrice (…) finalizzata a rendere estraneo alle logiche del profitto il governo e la gestione dell’acqua”.

Ciò nonostante i gestori continuano a fare finta di niente, anche perché la “Politica” tace, in attesa che venga applicato il nuovo Metodo Tariffario Transitorio deciso dall’Autority per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG) su mandato del Governo Monti. Questo nuovo metodo tuttavia fa rientrare il profitto dalla finestra cambiandogli il nome (da “Remunerazione del Capitale” a “Oneri Finanziari”) ed è stato quindi impugnato dal Movimento per l’acqua con un ricorso al Tar della Lombardia.

A livello locale però, l’assemblea dei sindaci reggiani (ex-Ato) ha preso nei giorni scorsi una posizione interessante contro il nuovo metodo tariffario, invitando l’Atersir (nuovo Ato regionale) a non adottarlo, così come hanno fatto poco prima i sindaci piacentini.

Nonostante tutto ciò avrebbe dovuto quantomeno invitare alla prudenza, Iren ha inviato nei giorni scorsi ai cittadini auto-riduttori una raccomandata di “Preavviso di sospensione forniture” (*) con cui si minaccia “la riduzione della potenza della fornitura ad un livello pari al 15% e poi la riduzione della stessa”, addebitando all’utente tutti i costi, “che possono anche superare i 1.000 E al netto di Iva”.

Il Comitato Acqua Bene Comune denuncia questo grave atteggiamento intimidatorio, augurandosi che sia frutto di una procedura “automatica”, che non ha tenuto conto delle reali motivazioni degli utenti che hanno peraltro regolarmente pagato le fatture, trattenendone solo una piccola parte per sollevare una questione di democrazia, nell’interesse di tutti.

Come abbiamo indicato nella nostra lettera di risposta a Iren, la minaccia di distacco della fornitura, come recentemente affermato dal Consiglio di Stato (sentenza n. 720 del 31.1.2011 che conferma una decisione del Tar del Lazio), “corrisponde pienamente al paradigma di coercizione e di indebito condizionamento” configurato dagli artt.24 e 25 del Codice di Consumo, in quanto idonea (…) a limitare la libertà di scelta del consumatore, ed integra una pratica commerciale aggressiva e scorretta, posta in essere “in violazione del generale principio di buona fede a cui si ispira tutta la disciplina a tutela del consumatore”.

Il Comitato Acqua Bene Comune quindi continua nella propria campagna di Obbedienza Civile e chiede la solidarietà attiva delle Associazioni dei Consumatori, degli amministratori reggiani e di tutti i cittadini che hanno a cuore la questione, perché “Si scrive Acqua, si legge Democrazia”

(*) peraltro fuori tempo massimo, perché in molti casi la data di scadenza dell’intimazione di pagamento è addirittura precedente alla data di notifica della raccomandata

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Un pensiero su “IREN minaccia di sospendere la fornitura di acqua ai cittadini che chiedono il rispetto dei Referendum

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