IREN, i sindaci e la campagna di Obbedienza Civile

IREN “si stupisce” della reazione dei cittadini alle proprie minacce, ma riconosce il loro diritto al rimborso (seppure parziale) degli importi versati a titolo di “remunerazione del capitale investito” . La Campagna di Obbedienza Civile quindi continua, perché “Si scrive ACQUA, si legge DEMOCRAZIA”.

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Nei giorni scorsi il Comitato prov. reggiano Acqua Bene Comune ha denunciato l’atteggiamento intimidatorio di Iren nei confronti dei cittadini che hanno aderito alla campagna di Obbedienza Civile (all’esito del Referendum ) trattenendo dal pagamento della propria bolletta dell’acqua la quota relativa alla “Remunerazione del Capitale”, (circa l’11%) abolita dal Referendum ma non nei fatti.

Abbiamo fatto presente che diverse sentenze e pareri, della Corte Costituzionale, del Consiglio di Stato e del Tar, hanno dato fin qui ragione a chi lamenta la non applicazione dell’esito referendario. Abbiamo anche segnalato che è tuttora pendente un ricorso al Tar della Lombardia del Forum nazionale dei movimenti per l’Acqua contro il nuovo Metodo Tariffario, illegittimo a nostro avviso in quanto retroattivo (al 2012) e in quanto fa rientrare dalla finestra, col nome di “Oneri Finanziari”, quella stessa “Remunerazione del capitale” abolita dal Referendum.

Nonostante tutto ciò dovrebbe invitare alla prudenza, Iren ha intimato agli auto-riduttori il pagamento dei pochi Euro trattenuti minacciandoli di ridurre la fornitura dell’acqua al 15% e poi di interromperla del tutto, oltre che di pagare i costi connessi a queste operazioni, che possono anche superare i 1.000 E.

Nel suo comunicato di risposta alla segnalazione da parte nostra di questa intimidazione, a nostro avviso assolutamente sproporzionata, Iren si “stupisce” che questo atteggiamento “venga considerato una minaccia”. In realtà, queste modalità di “sollecito” sono state condannate da precise sentenze (citate nella nostra risposta) in quanto “pratica commerciale aggressiva e scorretta, posta in essere in violazione del generale principio di buona fede a cui si ispira tutta la disciplina a tutela del consumatore”.

Ci aspettiamo quindi che Iren lasci da parte questi metodi intimidatori e le chiediamo esplicitamente: davvero avete intenzione di tagliare l’acqua agli utenti che hanno auto-ridotto di pochi Euro le proprie bollette per richiamare l’attenzione sul rispetto dell’esito referendario ?

Capiamo bene che il contenzioso politico sulla tariffa dell’acqua va al di là della volontà di Iren stessa, che non può esimersi tuttavia dal riconoscere (nel suo comunicato) che siamo in attesa dei provvedimenti che “consentiranno di rimborsare a tutte le utenze gli importi non dovuti versati a titolo di remunerazione del capitale investito” (seppure solo per la seconda metà del 2011, cosa a nostro avviso inaccettabile).

In attesa che vengano riconosciuti i nostri diritti di utenti e di cittadini che hanno votato in modo inequivocabile ai Referendum, continuiamo quindi la nostra campagna di Obbedienza Civile, forti anche degli attestati di solidarietà che ci sono giunti da importanti associazioni della società civile reggiana (tra cui Federconsumatori e Arci).

Ci sia consentita infine una considerazione di fondo. In diversi atti “politici” recenti dei Sindaci reggiani (e non solo, anche dell’Atersir regionale) è stato messo nero su bianco che la gestione dell’acqua deve rimanere “fuori da logiche di profitto”, in coerenza con l’esito referendario.

L’applicazione di questo principio ha portato coerentemente (per una volta) alla decisione di ri-pubblicizzare per il futuro (dal 2014) la gestione dell’acqua in provincia di Reggio, scorporandola da Iren. Siamo tuttavia ancora ben lontani dal vedere questo principio applicato al presente. Iren, come le altre multi-utility quotate in borsa, continua a fare profitti milionari sulla gestione dell’acqua, pagati dalle nostre tariffe.

Questo viene riconosciuto a livello aggregato dalle relazioni periodiche fornite da Iren stessa per garantirsi i favori della borsa, ma resta immerso nella più totale mancanza di trasparenza quando si tratta di fornire dati concreti, affidabili e aggiornati, sulla gestione del Servizio Idrico Integrato a livello locale. Perché ?

Forse perché associare le tariffe locali (in costante crescita) con i profitti reali del servizio metterebbe in evidenza il conflitto di interesse degli amministratori locali, nella loro doppia veste di azionisti della multi-utility e di difensori degli interessi dei cittadini ?

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