LE GRANE DI REGGIO: i candidati sindaco del centro-sinistra e l’acqua pubblica

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Trentadue mesi, novecento ottantanove giorni da quando le italiane e gli italiani hanno scelto la ripubblicizzazione dell’acqua. Tanto è stato il tempo della riflessione e dello studio per progettare il nuovo modello gestionale. Un tempo a disposizione per i nostri attori della scena pubblica superiore alla durata del governo Monti e del governo Letta insieme. Quasi mille giorni per rispondere al “popolo sovrano” che si è espresso nelle forme e nei limiti previsti dalla costituzione (art. 1). Per questo non possiamo che essere delusi dalle risposte date dai candidati alle primarie del centro-sinistra (Vecchi, Corradini, Magnani, Sassi) al quesito sull’acqua posto dalla Gazzetta di Reggio.
In ogni risposta dei candidati troviamo elementi e spunti interessanti: la partecipazione, l’azienda speciale e il rispetto dell’esito referendario. Ma nessuno ha avuto la voglia o, forse, il coraggio di proporre in modo chiaro un obiettivo per la prossima consigliatura. Chi parla di partecipazione si “dimentica” di definire i perimetri del nuovo soggetto rimanendo sulla vaga definizione di azienda pubblica; chi, invece, con chiarezza propone il modello dell’azienda speciale, l’unico in grado di esplicitare una gestione realmente pubblica, si “dimentica” dei percorsi partecipativi e del coinvolgimento dei cittadini; chi si richiama al rispetto della volontà popolare si “dimentica” di accennare agli strumenti e alle modalità di tale rispetto.
Il tempo non è mancato, i percorsi di confronto ci sono stati, i sindaci della provincia nelle sedi previste si sono espressi; noi, come comitato referendario, abbiamo segnalato e sottoposto esperienze che altrove sono state realizzate, abbiamo fornito risposte ai dubbi di volta in volta sollevati sia di ordine giuridico che amministrativo; ora non è più possibile sostenere che mancano dati e argomenti, le scelte debbono essere fatte!
Purtroppo nemmeno in campagna elettorale, sia pure per le primarie, si ha il coraggio di dire come attuare una decisione inequivocabile assunta attraverso ll’unico strumento di partecipazione diretta prevista dalla nostra Costituzione.
Gli obsoleti politici di una volta almeno ci riempivano di promesse nelle campagne elettorali, duravano il tempo di una breve estate nordica e con le prime piogge autunnali erano dimenticate; oggi, nemmeno le vecchie promesse per un popolo stanco e demotivato.
Eppure quasi mille giorni orsono le italiane e gli italiani hanno esercitato la loro sovranità con la passione e la gioia di potere scegliere che i beni comuni sono un patrimonio di tutti e non di pochi per i loro fini lucrativi, una sovranità espressa nelle forme e nei limiti della Costituzione.

I cittadini si sono già espressi chiaramente, resta ancora da capire cosa vogliano fare gli aspiranti sindaci di Reggio Emilia.

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