La lettera Aperta ai Sindaci, (finalmente) la risposta del PD e la nostra replica

caravaggio_san-gerolamo

A fine Novembre 2013 il Comitato Acqua Bene Comune e 36 importanti associazioni della società civile  indirizzano ai Sindaci reggiani una Lettera Aperta (qui ripresa), pubblicata anche sulla Gazzetta di Reggio, per ribadire l’importanza della “messa in sicurezza” della ripublicizzazione, scegliendo la forma dell’Azienda Speciale Consortile di diritto pubblico per il nuovo gestore del Servizio Idrico Integrato (SII).

A metà Aprile 2014, dopo numerose sollecitazioni, finalmente riceviamo una risposta, non dai Sindaci ma dalla segreteria provinciale del PD, chissà poi perché, ma va bene lo stesso…

Nella risposta del PD (qui allegata nella versione integrale) si dice in sostanza: “il nuovo soggetto gestore dovrà garantire i principi fondamentali della gestione pubblica: totale proprietà pubblica, reinvestimento degli utili e partecipazione dei cittadini negli organi di controllo”.   (…)

“L’impegno dei Sindaci reggiani è di proseguire il percorso intrapreso, verificando la possibilità di utilizzare, come indispensabile momento di transizione, lo strumento già esistente di Agac Infrastrutture Spa, in grado di rispondere pienamente ai 3 principi fondanti sopra riportati a garanzia della totale publicizzazione dell’acqua, valutando anche la possibilità di creare un’Azienda Speciale” (il sottolineato è nostro).

“Ci sia permesso, però, di segnalare come il tema della “forma” non sia primario rispetto a quello della sostanza: cioè lo scorporo del servizio idrico allo scopo di avere una gestione di totale proprietà pubblica. Se sono fermi i punti di partenza (v.sopra) qual è la differenza tra le due soluzioni ? Per quale ragione in Italia non esistono esempi di aziende speciali consortili nella gestione dell’acqua ed esistono, invece, diverse società interamente pubbliche?”

 

Chi legge avrà una sua personale opinione su quanto questa risposta venga incontro al contenuto della nostra Lettera Aperta.

La nostra opinione in merito è riassunta nella replica inviata al PD (allegata).

Ci fa piacere vedere indicati nella vostra risposta (per la prima volta) i 3 punti fondamentali che dovranno essere garantiti dal nuovo soggetto gestore. A maggior ragione è confortante leggere che state “valutando anche la possibilità di creare un’Azienda Speciale” per la gestione del SII, come chiediamo con forza nella Lettera Aperta ai Sindaci. Finora questi impegni non erano mai stati presi in maniera ufficiale da nessun sindaco”.

 

“La scelta dell’Azienda Speciale Consortile di diritto pubblico non è una questione “formale” come voi indicate (peraltro, come sapete bene, in Democrazia la forma è sostanza…), ma una questione “sostanziale”. E’ fuor di dubbio infatti che una forma giuridica più dell’altra possa consentire di “mettere in sicurezza” la ripublicizzazione e di perseguire i 3 obiettivi fondamentali sopra indicati.   Scegliendo la Spa, come siete orientati a fare mettendo la concessione in capo a Agac Infrastrutture Spa, l’inserimento nel suo Statuto di quegli obiettivi sotto forma di vincoli sarebbe tutto da conquistare e rischierebbe di essere oggetto di trattative al ribasso, come sta avvenendo a Torino”.

 

“Non possiamo accettare la domanda retorica “per quale ragione in Italia non esistono esempi di Aziende Speciali Consortili nella gestione dell’acqua ed esistono invece diverse Spa interamente pubbliche ?”. La risposta, fin troppo semplice, potreste darvela voi stessi: per il semplice motivo che nel 2001 la Legge Finanziaria ha imposto la trasformazione delle municipalizzate in Società per Azioni. Purtroppo quella logica privatizzatrice ha informato di sé tutte le scelte politiche successive, anche quelle dei governi di Centro-sinistra e quelle del governo attuale”.

 

“Non possiamo non chiedervi, a questo punto, capovolgendo la richiesta che voi avete fatto a noi, perché siate così riluttanti nei confronti dell’Azienda Speciale Consortile di diritto pubblico. Lasciateci dire che questa resistenza è espressione di una cultura che pretende che il nostro paese, unico in Europa, debba gestire i servizi pubblici esclusivamente attraverso una forma societaria commerciale, rifiutando la forma gestionale pubblica, evidentemente considerata “figlia di un dio minore”.

 

“Resta poi aperta una questione almeno altrettanto importante e cioè quella di quali funzioni vogliamo attribuire al nuovo gestore. Il rischio concreto che intravvediamo è quello di una ripublicizzazione di facciata, che vada a creare una scatola vuota per lasciare le principali funzioni strategiche in capo ad Iren. Sappiamo che Iren sta spingendo con forza in questa direzione, ma ci auguriamo che farete tutto il possibile per scongiurare questo rischio”.

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