“Acqua bene comune” nello statuto di Reggio Emilia

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Lunedi pomeriggio (4 febbraio) in Consiglio Comunale a Reggio Emilia si sono discusse le altre due mozioni di iniziativa popolare promosse dal Comitato Acqua Bene Comune, dopo quella che chiedeva la ri-publicizzazione della gestione del Servizio Idrico (attraverso un’azienda speciale di diritto pubblico), approvata prima di Natale da maggioranza e opposizione senza voti contrari.La prima mozione discussa chiedeva al Consiglio Comunale di opporsi fermamente a qualsiasi ipotesi di ulteriori fusioni societarie ( “NO alla Grande Multiutility del Nord”).Nella mozione era presente una forte critica al “modello Iren”, accusato di “aver provocato un disastro finanziario ed il depauperamento del patrimonio pubblico presente a suo tempo in Agac” e si chiedeva quindi al Sindaco di opporsi in ogni sede opportuna a progetti di ulteriore fusione di Iren con altre multiutility.La premessa  è stata giudicata dalla maggioranza troppo severa nei confronti di Iren; il Pd ha quindi presentato un proprio odg in cui si esprime “parere negativo all’aggregazione mirante a configurare un unico grande agglomerato industriale”, ma legandolo all’ “assenza di atti aziendali, di piani industriali e di sviluppo tali da consentire un’attenta e consapevole valutazione…”La mozione popolare è stata respinta mentre è stato approvando l’odg della maggioranza (la maggior parte dei consiglieri di centro-destra erano assenti dall’aula).Il Comitato Acqua Bene Comune pur rimarcando che il problema oggi non sono solo le nuove aggregazioni ma l’inadeguatezza industriale, economica e sociale dell’azienda Iren, ritiene che questo voto soddisfi in parte le nostre aspettative. Da notare che solo alcuni consiglieri di maggioranza hanno sostenuto la necessità di “un’autocritica sana e genuina e di scelte coerenti  con l’esito referendario”; mentre in tanti si sono limitati a qualche critica marginale, sulle remunerazioni del management piuttosto che sul carente sviluppo delle energie rinnovabili, ma hanno sostanzialmente riaffermato la bontà del modello. Un consigliere si è addirittura spinto ad affermare “Ce ne fossero in Italia di aziende come Iren !…”.Alla stessa logica (mettere in sicurezza l’esito referendario) risponde la mozione di iniziativa popolare che chiedeva la modifica dello Statuto Comunale per introdurre il principio della “non rilevanza economica” del servizio idrico.La mozione è stata approvata senza nessun voto contrario, ma ci sarà bisogno di un ulteriore passaggio in Commissione per definire un testo che possa poi essere condiviso in aula dalla maggioranza qualificata di 28 consiglieri indispensabile per la modifica dello Statuto.Sulla “non rilevanza economica” del servizio ci sono state molte perplessità, ma maggioranza e opposizione sembrerebbero orientate ad affermare il principio che la gestione dell’acqua debba rimanere fuori da logiche di mercato e profitto, coerentemente con la decisione recente di ri-pubblicizzare il servizio… aspetteremo la loro coerenza nel prossimo Consiglio Comunale! 

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Mozioni in consiglio comunale – Lunedì 4 febbraio

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Dopo l’approvazione sulla ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato, votato nel Consiglio Comunale di Reggio Emilia il 17 dicembre,

Lunedì 4 febbraio
alle ore 16 presso la sala del Tricolore

si discuteranno nello stesso Consiglio le altre due mozioni di iniziativa popolare:

  • modifica dello Statuto del Comune, per recepire il principio che l’acqua è un bene “privo di rilevanza economica”, la cui gestione deve rimanere fuori da logiche di profitto (leggi il testo)
  • contrasto a qualsiasi processo ulteriore di fusione volto a creare la cosiddetta Grande Multiutility del Nord (leggi il testo)
Sarà una giornata importantissima, soprattutto perchè l’abbiamo costruita tutte e tutti insieme per riportare l’acqua, ancora una volta, in consiglio comunale!
VI ASPETTIAMO IN TANTISSIM*!

IL TEMPO DELL’ACQUA

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Lunedì alle ore 16 le mozioni presentate dal Comitato Acqua Bene Comune saranno discusse in Consiglio Comunale a Reggio Emilia.

Invitiamo tutte e tutti a essere presenti. Si deciderà il futuro dell’acqua della nostra città.

Dobbiamo essere numerosi per farci vedere ancora una volta, per chiedere che il referendum venga rispettato e che finalmente l’acqua nella nostra città sia ripubblicizzata.

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A chiederlo non sono solo gli abitanti di Reggio Emilia ma le oltre mille persone provenienti da tutta Italia che hanno sfilato oggi nel corteo organizzato dal Comitato Acqua Bene Comune di Reggio Emilia per la manifestazione nazionale del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.

Una manifestazione colorata, festosa e allegra. Tantissimi gli striscioni a rappresentare i vari comitati provenienti da tutte le regioni.

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Ad aprire il corteo un telo azzurro per simboleggiare il torrente Crostolo che ha riattraversato la città. A portarlo sono stati 44 cittadini (tanti quanti sono i sindaci della provincia di Reggio Emilia) con una fascia tricolore.

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Non sono mancati i rischi e i pericoli per chi manifestava per le strade della città: Vampiren era in agguato.

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Il serpentone colorato dopo essere passato davanti alla Provincia si è fermato in Piazza Prampolini: qui abbiamo lasciato tantissime bandiere blu appese all’albero di Natele davanti al Municipio.

Raymond Avrillier, ex direttore dell'azienda speciale di Grenoble

Raymond Avrillier, ex direttore dell’azienda speciale di Grenoble

Sono il segno che abbiamo lasciato al sindaco Delrio e a tutti gli amministratori per chiedere un regalo di Natale particolare: la gestione dell’acqua interamente pubblica, partecipata dai cittadini e lavoratori in una azienda speciale creata appositamente.

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Dalla città di Reggio Emilia può partire un segnale forte per tutti i comuni italiani: la gestione interamente pubblica e partecipata dell’acqua è possibile. Graziano Delrio in quanto presidente dell’ANCI potrebbe svolgere un ruolo fondamentale in un percorso nazionale che riporti i cittadini al centro delle decisioni sui beni comuni.

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Anne Le Strat, assessore all’acqua pubblica di Parigi, e Raymond Avrillier, ex direttore dell’azienda speciale di Grenoble ci hanno invitato oggi, durante il convegno organizzato durante la mattinata dal Comitato, a seguire il loro esempio: la ripubblicizzazione. Tantissime le voci che si sono fatte sentire al cinema Cristallo: da Torino a Napoli, passando per Roma, Padova, Saronno, Piacenza, Bologna, Forlì,Rimini e molti altri. Presenti anche i lavoratori di Metropolitana delle Acque, l’azienda pubblica di Milano. Tutte e tutti con un’unica parola d’ordine: acqua bene comune.

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Per questo lunedì saremo in consiglio comunale: per portare un messaggio che arriva dai cittadini della nostra città ma che viene rilanciato a gran voce da tutta Italia. Fuori l’acqua dal mercato, fuori i profitti dall’acqua.

Vogliamo tornare in piazza ancora una volta, ma per festeggiare un grande traguardo raggiunto insieme.

Vogliamo Reggio Emilia come Parigi!

 

 

 

CASELLI, ADESSO BASTA GIOCHETTI. PARLIAMO DI ACQUA.

Dal verbale dell’ultima conferenza capigruppo in Consiglio Comunale a Reggio Emilia del 21 Novembre:
“Prima dell’inizio della discussione riferisce inoltre, ricordando l’osservazione del consigliere Iotti nella precedente seduta in merito alla necessità di una verifica della regolarità delle firme apposte in calce alle mozioni popolari, che , relativamente alle ultime tre mozioni popolari in tema di acqua pubblica, vi sono incertezze sull’identità del primo firmatario di cui non è indicato il nome , oltre al cognome e l’indirizzo di domicilio risulta incompleto poiché privo del numero civico. L’unica persona corrispondente al cognome ed all’indirizzo indicato come primo firmatario (individuato attraverso un ricerca anagrafica ), cui pertanto è stata inviata la risposta e la documentazione, ha riferito agli uffici di non essere la firmataria di alcuna mozione”
Adesso basta. E’ ora di finirla con questi giochetti per delegittimare i contenuti e i percorsi del movimento per l’acqua: sono state presentate delle mozioni di iniziativa popolare e si è cercato di non farle arrivare in discussione in consiglio comunale attraverso (o nascondendosi dietro a) un ambiguo cavillo legale, superato l’ostacolo grazie anche alla sensibilità dimostrata dalla politica, tocca registrare l’ennesimo squallido tentativo -il secondo imputabile alla Presidente Caselli- per gettare scredito su quelle mozioni popolari: questa volta la materia del contendere non sarebbe l’ammissibilità, ma delle presunte irregolarità nelle firme raccolte.
Questa l’interpretazione della Caselli, di seguito la nostra ricostruzione dei fatti: il giorno in cui sono state consegnate le mozioni l’ufficio di Segreteria Comunale ci ha ricordato che è prassi consolidata da tempo la possibilità di aggiungere anche a deposito avvenuto un cosiddetto foglio di firme “numero zero”, con i nomi dei primi firmatari, che diventerebbero poi i presentatori delle mozioni in consiglio, e su loro consiglio abbiamo agito in questi termini (così come nello strutturare i testi delle mozioni ci eravamo comportati in ossequio ai consigli del Segretario Rebuttato…altro bell’esempio di coerenza tra uffici nello stesso municipio, con la sagra dei pareri difformi) considerando intanto di proseguire la raccolta firme e poter decidere in maniera più ponderata chi volesse figurare come primo firmatario per poi presentare le mozioni. Solo dopo un mese e un giorno dal deposito scopriamo con grande sconcerto che riguardo all’ammissibilità è stata spedita una risposta scritta al primo firmatario, che nemmeno noi sapevamo chi fosse!, dato che ci stavamo attenendo a quello che ci avevano detto in segreteria.
In pratica in Presidenza devono aver preso il primo della lista del foglio con le firme, quando dalla Segreteria a tutto il Comune i nostri recapiti non sono proprio un mistero. Sul momento non abbiamo voluto sollevare critiche anche perchè la cosa che ci premeva di più era l’esito all’epoca ancora incerto sull’ammissibilità delle mozioni, considerando questo incidente una delle tante stravaganze di questo comune.
Adesso scopriamo che su questo punto la Caselli si permette addirittura di insinuare dei dubbi di regolarità sulle firme raccolte. La serietà che il movimento dell’acqua ha sempre posto nella raccolta firme -a Reggio in questi anni complessivamente abbiamo raggiunto la bellezza di 50.000 firme– dimostra più di tutto aver saputo costruire a partire da quella fondamentale base di partecipazione la più grande raccolta firme della storia della Repubblica e una storica vittoria referendaria, e a differenza di altri (http://www.corriere.it/politica/11_marzo_05/pd-imbarazzo-firme-berlusconi_a3c765b6-46fa-11e0-b6b9-265b0f3bef10.shtml) non è nei nostri moduli che sono comparsi Zorro e Hitler.
Da quel poco di regole sulla partecipazione di cui è dotato il Comune (sperando che venga finalmente approvato un fatidico “regolamento di partecipazione popolare”, lo si aspetta da anni), servono almeno 300 firme per poter presentare una mozione d’iniziativa popolare, per queste mozioni ne abbiamo raccolte 5 volte tanto, e non perchè raccogliere firme sia la nostra attività preferita, ma proprio perchè abbiamo ritenuto fondamentale che si dovesse dare un maggiore spessore civico a quelle mozioni che partendo dal risultato referendario cercano far avanzare il dibattito e costruire le premesse per riuscire a ripubblicizzare l’acqua anche a Reggio.
Questo balletto di equivoci, pareri e comportamenti contraddittori non è per niente corretto nei nostri confronti, quasi si volesse “prenderci in castagna”.
Dopo l’esperimento fallito del cavillo legale, questo nuovo tentativo strisciante di delegittimazione denota contorni vergognosi: si può solo immaginare il disagio della persona incolpevolmente raggiunta dagli uffici di presidenza, vi stiamo solo tratteggiando il nostro sdegno e la nostra indignazione nell’aver subito tutta questa situazione gratuita e grottesca, è semplicemente ridicolo doversi attaccare anche a questo pur di trovare un qualsivoglia elemento di critica deteriore nei confronti di quello che con impegno da anni stiamo portando avanti. In un momento così grave di crisi di ogni aspetto della società, davanti a chi cerca un confronto democratico rispetto a un tema così importante e a chi riconosce nel dialogo con le istituzioni un momento qualificante e costruttivo, suonano davvero inaccettabili reiterate e subdole forme di “sfiducia nei confronti dei cittadini”.
Chi non gradisce quelle mozioni sull’acqua deve dirlo ad alta voce, non nascondendosi dietro segretari comunali e squallide insinuazioni solo per delegittimare.
La partecipazione dovrebbe essere qualcosa da stimolare, non qualcosa da cui difendersi.
Ancora una volta diciamo che “Si scrive acqua, si legge democrazia”.

SI SCRIVE ACQUA, SI LEGGE DEMOCRAZIA?

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LUNEDI’ 12 Novembre ORE 18 DAVANTI AL MUNICIPIO IN PIAZZA PRAMPOLINI 

RIUNIONE GENERALE aperta a tutta la cittadinanza per valutare l’accaduto e decidere che contromisure adottare. 

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All’attenzione dei Consiglieri Comunali,
e per conoscenza a tutti gli organi di informazione

Le mozioni di iniziativa popolare depositate in Municipio lo scorso 5 ottobre dal Comitato Acqua Bene Comune sono state respinte dalla presidente del Consiglio Comunale, Emanuela Caselli. Due delle tre mozioni firmate da più di 1500 cittadini di Reggio Emilia non saranno discusse in Sala del Tricolore.
La motivazione? Una questione formale, un giudizio sulla forma in cui sono stati scritti i testi, che rende irricevibile la richiesta di una discussione popolare sul tema dell’acqua. A dare questo parere, come prevede il regolamento, è il Segretario Comunale, Domenico Rebuttato.

Le tre mozioni su cui si abbiamo raccolto le firme da inizio settembre riguardano la gestione del servizio idrico a Reggio Emilia. Dall’anno scorso infatti è scaduto l’affidamento del ramo idrico della nostra città a IREN spa. Si tratta dunque di prendere una decisione sul futuro dell’acqua. Una decisione che non può prescindere il coinvolgimento dei cittadini.
Partendo dal risultato referendario del 2011, in cui Reggio ha fatto la parte del leone in termini di votanti, i cittadini chiedono che l’acqua venga riconosciuta come bene comune privo di rilevanza economica, che venga creata un’azienda speciale interamente pubblica per la gestione dell’acqua a Reggio Emilia e che si fermi ogni ipotesi di ulteriore fusione con altre multiutilities (il caso grande multiutility del Nord). Queste ultime due richieste sono esattamente il contenuto dei due testi respinti dalla presidente del Consiglio Comunale.

Ricapitolando: i cittadini presentano tre mozioni di iniziativa popolare, il Segretario Comunale dà un parere negativo sulla forma di due di questi testi e la Presidente del Consiglio Comunale li dichiara dunque irricevibili.
Fin qui niente di strano, semplicemente un’attuazione del regolamento.

Niente di strano se non fosse che due mesi prima, esattamente il 5 settembre il Comitato aveva chiesto un appuntamento al dott. Rebuttato nel suo ufficio (dunque ufficiale) proprio per sottoporgli i testi su cui stava per partire la raccolta firme. Volevamo, da cittadini, avere la certezza di non compiere errori formali proprio per non finire nella situazione che è stata creata in questo momento.
Diciamo “è stata creata” perchè il segretario comunale ci aveva dato sue precise indicazioni su come scrivere i testi in modo che fossero formalmente ricevibili. Indicazioni che abbiamo seguito alla lettera.
A questo punto quindi ci chiediamo come sia possibile tutto questo.
Cosa è cambiato in due mesi da rendere una richiesta dei cittadini formalmente irricevibile, dopo che questa è stata scritta seguendo le stesse indicazioni fornita da chi poi l’ha ritenuta scorretta.

Forse proprio il fatto che si stava creando il clima giusto per discutere finalmente con i cittadini del futuro dell’acqua a Reggio Emilia.
Ancora una volta infatti abbiamo messo in campo una campagna trasversale, rivolta a tutti. Abbiamo raccolto le firme in piazza con i banchetti, le abbiamo raccolte all’ingresso della festa nazionale Democratica, davanti alle parrocchie, nelle feste di quartiere. Abbiamo passato un mese a fare incontri “politici” tra le varie sedi di partito per parlare con i consiglieri comunali e i dirigenti. Ci siamo spesi per costruire un percorso dal basso e realmente democratico di discussione su un tema così cruciale.

E questo è il risultato. Una stroncatura calata dall’alto utilizzando motivazioni formali per arrestare qualsiasi possibilità di discussione democratica e aperta alla cittadinanza. Tra l’altro la bocciatura delle due mozioni era assolutamente evitabile: il parere del segretario comunale non è vincolante quindi il presidente del consiglio comunale poteva benissimo decidere di proseguire verso il consiglio comunale aperto alla partecipazione dei cittadini.

Quello che invece viene proposto nella nota che abbiamo ricevuto, in cui viene annunciato il respingimento dei due testi, è che qualche consigliere comunale decida di presentare a nome dei cittadini le mozioni, rendendole però ordini del giorno, ovvero atti politici molto meno vincolanti. Ci si sottrae al confronto con i cittadini per poi così bocciare il testo presentato dai consiglieri, e tanti saluti alla partecipazione democratica.

Da sempre il motto che ci accompagna è “Si scrive acqua, si legge democrazia”. Ancora una volta capiamo quanto sia vero, quanto la discussione sui beni comuni debba essere una delle basi della nostra vita democratica di comunità. E quanto una partecipazione dal basso dei cittadini su queste scelte faccia paura alle nostre istituzioni.
Come cittadini di Reggio Emilia quindi chiediamo che le mozioni presentate vengano formalmente accettate e quindi discusse come mozioni popolari, presentate dai cittadini in Consiglio Comunale. La democrazia non è un valore negoziabile, i cittadini non possono essere messi da parte per un cavillo burocratico creato ad hoc.

Proprio per questi motivi domani, lunedì 12 novembre, alle ore 18 il Comitato Acqua Bene Comune dà appuntamento a tutti i cittadini davanti al Municipio di Reggio Emilia per una riunione generale.
Ci troveremo tutte e tutti insieme con un’unica domanda per il nostro Sindaco: “Si scrive acqua, si legge democrazia?”