Report Assemblea 18 ottobre… abbiamo fatto il punto!

ComitatoAcqua18Sabato 18 Ottobre alla Camera del Lavoro di Reggio Emilia si è svolta un’affollata assemblea pubblica promossa dal Comitato  Acqua Bene Comune (ABC) per fare il punto sulla ripubblicizzazione dell’acqua a Reggio e provincia. Sono intervenuti numerosi cittadini, amministratori, associazioni e anche parlamentari della provincia.

La prima considerazione positiva riguarda proprio la partecipazione a conferma dell’attenzione che ancora c’è su questa vicenda dopo 3 anni dal Referendum.

L’introduzione del Comitato ha fatto notare che il processo di ripubblicizzazione e scorporo del Servizio Idrico Integrato da Iren (deliberato dai Sindaci a fine 2012) procede troppo a rilento e che il tempo gioca a suo sfavore perché il Governo sta predisponendo misure di segno esattamente opposto, volte a favorire la concentrazione progressiva dei gestori dei servizi pubblici locali in pochissime grandi società quotate in borsa.

Abbiamo ricordato le cose da fare:

  • Quantificare l’indennizzo a Iren
  • preparare un Piano Industriale (decidere cosa dovrà fare il nuovo gestore e come dovrà organizzarsi)
  • preparare un piano economico-finanziario
  • trovare le risorse per finanziarlo
  • scrivere lo Statuto del nuovo gestore pubblico e decidere che forma giuridica dovrà avere
  • nominare un direttore generale, il Cda e un organismo di sorveglianza

finora si è prodotto qualcosa di concreto solo sulla prima. Quindi il ritardo è evidente (il nuovo soggetto pubblico doveva nascere già a metà 2014, secondo la delibera dei Sindaci).

I tre interventi successivi del Comitato hanno trattato:

  • l’organizzazione del nuovo soggetto gestore pubblico (Franco, lavoratore di Iren)
  • la forma giuridica che riteniamo preferibile perché ci consente di mettere in sicurezza la ripublicizzazione (Daniele)
  • la partecipazione dei cittadini e dei lavoratori alla gestione, condizione imprescindibile per garantire la trasparenza e la condivisione delle scelte (Carla)

Flyer Assemblea

Franco ha espresso l’assoluta necessità che lo scorporo dell’acqua dia luogo ad una vera azienda, strutturata ed autonoma, capace di gestire l’interezza del servizio. Ha denunciato che Iren ha impedito finora il coinvolgimento dei dipendenti nel processo e ha ricordato la diversa (opposta) posizione della Cgil territoriale di Reggio, favorevole allo scorporo e all’Azienda Speciale, e della Filctem (categoria della Cgil), che invece osteggia la ripubblicizzazione e difende a spada tratta le grandi multi utility quotate in borsa. Cisl, Usb e Cobas si sono dichiarate favorevoli alla ripubblicizzazione, ma poco presenti tra i lavoratori di Iren.

Daniele ha ribadito che la scelta della forma giuridica è tutta politica ed è una questione sostanziale e non formale (come sostiene invece il PD). L’Azienda Speciale (AS) è l’unico modo per porre il futuro gestore fuori dalle regole del libero mercato (seppure sia un soggetto economicamente autonomo e tenuto all’equilibrio di bilancio). L’AS esalta il ruolo dei Consigli Comunali e impone ai Sindaci di “cambiare verso” rispetto alle scelte devastanti compiute in passato. La richiesta di rinnovamento non è una posizione ideologica.
I 2 problemi che vengono imputati alle AS, reperire finanziamenti sul mercato e difficoltà a rimanere esente da clientelismo e corruzione quando viene “occupata” dalla politica, sono presenti anche con la forma della Spa e forse in maniera peggiore per la minore trasparenza dei propri atti.

Carla ha presentato le slide allegate sul tema della partecipazione (potete leggerle e scaricarle qui).
Ha spiegato la differenza tra “democrazia partecipativa”, che mette in primo piano la partecipazione diretta e attiva dei soggetti e “democrazia partecipata” che persegue la composizione di interessi con forme meramente consultive. Ha fatto riferimento a 3 possibili livelli partecipativi: i Consigli Comunali allargati, il Consiglio di Amministrazione e il Comitato di Sorveglianza. Ha citato i diversi pareri in seno al movimento per l’Acqua, rimandando a uno “studio di fattibilità” che dovrebbe aiutarci a valutare i pro e i contro delle diverse possibilità.

1 (1)L’Assessore Tutino, che ha parlato a nome degli amministratori locali della provincia, ha detto (per la prima volta e in modo esplicito) che non c’è nessun pregiudizio nei confronti dell’Azienda Speciale  e che questa è anche la loro prima scelta (alla domanda esplicita se questa era la “sua”personale opzione o anche quella dei Sindaci, ha risposto che è anche il punto di vista di Vecchi, sindaco di RE, e del segretario del PD, presente in sala) ma che la priorità  di finanziare gli investimenti viene prima di tutto, visto che i Comuni non hanno assolutamente risorse proprie da investire. “La forma giuridica non può e non deve diventare un ostacolo per le banche”. A questo proposito un cittadino ha invitato a rivolgersi a Banca Etica, molto propensa a finanziare operazioni di questo tipo, piuttosto che a banche speculative. Ha ribadito che la motivazione degli amministratori locali a portare a termine la ripubblicizzazione è compatta, in virtù del forte mandato elettivo ricevuto e si è impegnato ad accelerare i tempi del processo.

Anche sulla partecipazione dei cittadini Tutino ha dichiarato che sarà prevista dallo Statuto del nuovo soggetto gestore. Su questa questione dei vincoli che il PD ha ribadito di essere disposto a mettere nel futuro Statuto del gestore pubblico (Azionariato interamente pubblico, reinvestimento degli utili e partecipazione dei cittadini al controllo), avremmo potuto aprire una lunga discussione, ma non ce n’è stato il tempo.

Due  cittadini hanno chiesto che venga preso in considerazione l’articolo 43 della Costituzione ai fini della determinazione dell’indennizzo del valore residuo da corrispondere a Iren. Secondo questo articolo infatti la Legge può consentire, salvo indennizzo, il trasferimento allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori, di  servizi pubblici gestiti in condizioni di monopolio. Accogliendo qs richiesta l’assemblea si è impegnata a chiedere esplicitamente al Forum provinciale per l’Acqua (la sede di confronto voluta da Tutinio tra Enti Locali e cittadinanza attiva) di prendere posizione su qs punto. Il valore dell’indennizzo comunque non è scritto da nessuna parte, ma dovrà essere oggetto di trattativa tra i sindaci ed Iren, nell’interesse della collettività.

Un cittadino in particolare ha rimproverato al Comitato ABC un’eccessiva morbidezza, riprendendo polemicamente le parole di Tutino che ne aveva apprezzato il “supporto” al processo di ripubblicizzazione.

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Sia le parlamentari  Daga (M5S) e Mussini (gruppo misto) che Corrado Oddi del Forum nazionale dei movimenti per l’acqua hanno messo in guardia sulle misure che sta approvando il Governo, capaci di compromettere seriamente il percorso reggiano verso la ripubblicizzazione. Tutino a questo proposito ha voluto rassicurare, citando il parere di un consulente legale appositamente interpellato, che sostiene che le misure governative comunque non impediscono il percorso reggiano.

Corrado Oddi però ha fatto notare che almeno 2 misure previste dalla Legge di Stabilità 2015 sono, strumentalmente, molto penalizzanti (e richiedono una mobilitazione):

  • l’obbligo per l’Ente locale che effettua la scelta “in house” di accantonare “pro-quota nel primo bilancio utile” una somma pari all’impegno finanziario corrispondente al capitale proprio previsto
  • la priorità nei finanziamenti derivanti da risorse pubbliche ai gestori privati o a quelli che hanno deliberato aggregazioni societarie

Matteo Alberini della Camera del Lavoro ha detto che la Cgil non è affatto contraria a ripubblicizzare anche la gestione dei rifiuti, il cui affidamento a Iren è scaduto (insieme al Servizio idrico Integrato) a fine 2011. Questa è stata una piacevole novità.   Ora dobbiamo decidere se vogliamo iniziare questa battaglia, tutta da costruire. Ha  invitato anche i Sindaci che “finora si sono nascosti dietro a Tutino” ad assumersi le loro responsabilità, smarcandosi da Delrio, la cui posizione (favorevole alle concentrazioni e alla finanziarizzazione) è invece ben nota. Alberini ha anche consigliato di riprendere nel prossimo futuro le questioni della ripubblicizzazione ad una ad una, in modo da poterle approfondire maggiormente.

Infine il Comitato ABC ha invitato tutti  ad assumere una posizione precisa sul problema dei distacchi del servizio che stanno colpendo sempre più cittadini incolpevolmente insolventi a causa della grave crisi economica.

 

 

Comitato Provinciale Acqua Bene Comune – Reggio Emilia
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Venerdì 27 Settembre – Acqua pubblica, cosa sta per succedere?

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Venerdì 27 settembre alle ore 16.00 presso la sala del Consiglio Provinciale“Palazzo Allende” (corso Garibaldi 59, Reggio Emilia) è convocato il Forum provinciale per l’acqua.L’ordine del giorno prevede la presentazione del Memorandum realizzato da B.E.P. a cura dell’avv. Catia Tomasetti.

Come si legge dal sito della provincia, “nella seduta del 27.05.2013 l’ing. Belladonna di ATERSIR ha comunicato ufficialmente che l’agenzia ha dato seguito alla richiesta della Provincia e dei Sindaci reggiani per l’avvio del percorso di ripubblicizzazione del servizio idrico integrato. ATERSIR ha incaricato due soggetti di rilevanza nazionale ed internazionale per analizzare gli aspetti giuridici ed economici necessari per realizzare l’attività di scorporo e per il nuovo affidamento. Le due agenzie sono la NERA Economic Consulting e lo Studio Legale Bonelli-Erede-Pappalardo. […] La loro competenza è nei diversi settori del diritto e da diversi anni ha sviluppato una competenza specifica nel rapporto con le aziende del settore idrico. “

Il memorandum rappresenta “uno studio del contesto giuridico che si prospetta per la costituzione di un soggetto in-house per la gestione del Servizio Idrico reggiano.”

Il Comitato Acqua Bene Comune ha invitato a partecipare all’incontro Alberto Lucarelli, Ordinario di Diritto costituzionale- Università Federico II Napoli, e Corrado Oddi, FP CGIL Nazionale- Forum italiano movimenti per l’Acqua. Riteniamo infatti che il documento preparato da B.E.P. contenga delle criticità e vogliamo quindi portare alcune riflessioni grazie all’intervento dei nostri ospiti, a beneficio della discussione e della decisione che verrà presa durante il Forum provinciale.

Tra brevissimo infatti, i Sindaci della Provincia saranno chiamati a decidere quale sarà la nuova forma gestionale per il futuro del servizio idrico: tra una SPA di diritto privato (il cui scopo principale è il profitto) o una Azienda Speciale di diritto pubblico, che gestisca il servizio in modo efficiente, trasparente e partecipato dai cittadini e dai lavoratori. Una SPA non garantirebbe di “mettere in totale sicurezza” il risultato referendario del 2011 e la scelta coraggiosa di ripubblicizzare che la nostra Provincia sta compiendo. La gestione e il controllo della nostra acqua poi rimarrebbe fuori dalla portata dei cittadini e dei lavoratori.

E’ una scelta cruciale dunque, che i nostri sindaci devono affrontare con consapevolezza, ascoltando la voce dei cittadini, espressa in modo inequivocabile con il voto referendario.

Il comitato ha inviato ai sindaci della provincia una lettera, invitandoli a partecipare all’incontro di venerdì pomeriggio. Il percorso di ripubblicizzazione sta entrando nel vivo e la partecipazione di tutti gli amministratori locali è fondamentale.

COMUNICATO STAMPA – FestaReggio, dibattito Delrio Pizzarotti

Il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, ha partecipato al dibattito con la spilla della campagna di Obbedienza Civile

Il Comitato ha richiesto di poter fare un breve intervento durante la serata organizzata alla Festa Democratica di Reggio Emilia, sul tema del futuro delle multiutilities nella gestione dei servizi pubblici. Purtroppo le domande non sono ammesse ai dibattiti della Festa (Sic!) e la nostra richiesta è stata quindi respinta: allora ci siamo fatti vedere.

Una trentina di cittadini, indossando la maglietta blu con la scritta “SI SCRIVE ACQUA, SI LEGGE DEMOCRAZIA” e mostrando la bandiera “IL MIO VOTO VA RISPETTATO” si sono disposti sotto il palco prima dell’inizio del dibattito, per un civilissimo gesto di partecipazione volto a ricordare che la concessione a Iren per la gestione del Servizio Idrico Integrato in prov. di Reggio è scaduta a fine 2011 e che le scelte sul futuro dell’acqua a Reggio devono essere all’insegna della coerenza e del rispetto del voto dei cittadini.

Coerenza, perchè già nel marzo del 2007 il Consiglio Comunale di Reggio si era impegnato a scorporare (allora da Enia) e a ri-pubblicizzare alla scadenza la gestione dell’acqua. Il Sindaco Delrio non può far finta di essersene dimenticato.
Rispetto del voto dei cittadini, perchè i cittadini reggiani hanno detto in modo inequivocabile, con il loro voto referendario, che l’acqua è un bene comune che va gestito fuori da logiche di profitto. Lo stesso sindaco Del Rio ha ribadito ieri sera di aver votato SI ai 2 referendum sull’acqua.
Basterebbe questo, oltre ad un po’ di coraggio, per guidare la scelta dei nostri amministratori sul futuro dell’acqua a Reggio.

Per ribadire le nostre ragioni, è partita una raccolta di firme per 3 Mozioni di Iniziativa popolare rivolte al Consiglio Comunale di Reggio Emilia, con cui chiediamo:

* di modificare lo Statuto del Comune, per recepire il principio che l’acqua è un bene “privo di rilevanza economica”, la cui gestione deve rimanere fuori da logiche di profitto
* di affidare la gestione ad un Ente di Diritto Pubblico. Con la nostra tariffa vogliamo garantire gli investimenti e l’equilibrio economico della gestione, non le remunerazioni milionarie dei mega menager e il profitto degli azionisti delle Isole Cayman…
* di contrastare qualsiasi processo ulteriore di fusione volto a creare la cosiddetta Grande Multiutility del Nord

A quest’ultimo proposito è interessante rilevare che il Sindaco Delrio si è dimostrato aperto e disponibile all’approvazione di due dei tre temi che abbiamo proposto. Inoltre tutti e tre i sindaci presenti si sono detti contrari alla Grande Multiutility del Nord.

Nel suo intervento il Sindaco Delrio ha ribadito più volte di volersi attenere ai fatti. Proprio perchè condividiamo questo principio vorremmo contestare almeno 3 sue affermazioni.
IREN SPA (lo dice il nome) non è una azienda pubblica: è una società per azioni quotata in borsa, è un ente di diritto privato che deve sottostare alle logiche di mercato, avendo come scopo principale il profitto. I sindaci sono soci e detengono quote di azioni. I sindaci in quanto soci devono perseguire la mission aziendale, ovvero il profitto.
Dichiarare pubblicamente che l’azienda è pubblica è mentire sapendo di mentire, e ancora peggio, mentire ai propri cittadini.
Essendo stata abolita dal Referendum, votato anche da Del Rio stesso, la Remunerazione del Capitale nella tariffa dell’acqua, quest’ultima sarebbe dovuta scendere dopo il Referendum, ma invece è stata aumentata dai Sindaci, ancora una volta, ben oltre il tasso di inflazione. Non ci risulta (dagli atti formali) che Iren abbia “accantonato”, come ha detto Delrio, la quota relativa alla remunerazione del capitale, in attesa di stabilire quale sia il profitto che Iren ricava dalla gestione. Possibile che, a più di un anno dal Referendum, i Sindaci che avrebbero dovuto essere i controllori del gestore, ancora non sappiano qual’è il profitto che il gestore fa sull’acqua in prov. di Reggio ? Apprendiamo tuttavia con soddisfazione che secondo Del Rio questo profitto deve essere pari a zero (perchè mai allora una società quotata in borsa dovrebbe gestire l’acqua ? per fare un dono alla collettività ?)
Infine, il Sindaco ha affermato che negli ultimi anni Iren ha “distribuito” alla collettività reggiana circa 200 milioni di Euro. Non ha precisato sotto che forma: dividendi o contributi vari, ma ha reagito piuttosto stizzito a chi dal pubblico gli ha fatto notare che quei soldi vengono dalle nostre tariffe, rispondendo che vengono invece da chi ha investito in Iren.
Vorremmo che ce lo spiegasse meglio, non solo perchè i ricavi di Iren vengono indubitabilmente dalle tariffe, ma anche perchè non riusciamo a immaginare perchè, ad esempio, un fondo di investimento americano dovrebbe “donare” alla collettività reggiana parte dei soldi che ha investito in Iren

Qui il video dell’intero dibattito http://www.ustream.tv/recorded/25339452

Gamberale (F2i) è indagato per corruzione. È lui il finanziatore della grande Multiutility del Nord?

Circa un anno fa abbiamo convocato una conferenza stampa per portare all’attenzione della città il problema degli investitori occulti in IREN Spa. Luca Martinelli, giornalista di Altreconomia, intervenendo alla nostra conferenza aveva chiaramente delineato la situazione finanziaria di IREN Spa. e della presenza del fondo di investimenti F2i che non rendeva pubblici i nomi di ben 37 soggetti investitori. Ad oggi non ci è ancora arrivata una risposta ufficiale ma i Sindaci continuano a ripeterci che sulla gestione della nostra azienda ex-municipalizzata possiamo stare tranquilli: questa si che è TRASPARENZA!

Sempre a proposito del Fondo di Investimenti F2i è notizia di questi giorni l’apertura di un indagine nei confronti di Vito Gamberale, amministratore del fondo, sospettato di corruzione. L’aspetto preoccupante è che l’amministratore di F2i potrebbe essere legato con il fondo alla possibile nascita della Grande Multiutility del Nord.

Per questo, ancora una volta, chiediamo ai nostri Sindaci trasparenza nelle vicende societarie di Iren Spa. perchè il futuro dell’azienda non è un affare segreto ma interessa tutti i cittadini. 

COMUNICATO STAMPA

La Procura di Firenze sta indagando per corruzione l’amministratore del fondo F2i, Vito Gamberale. L’attività della Giunta comunale di Milano, intanto, è investita dalle polemiche per la cessione allo stesso fondo di una quota delle azioni di Sea, la società che gestisce Malpensa e Linate, operazione dietro la quale potrebbe configuarsi un ulteriore illecito. In questo contesto, non possiamo non ricordare che il nome di Vito Gamberale, e quello del fondo F2i, è circolato nelle settimane scorse come quello di uno dei principali attori della nascita della grande multiutility del Nord, frutto della fusione tra A2a, Iren e forse anche Hera. Fassino e Tabacci hanno affermato pubblicamente che Gamberale potrebbe essere il socio finanziario dell’operazione.

Già lo scorso anno portammo nei consigli comunali piemontesi, liguri ed emiliani ordini del giorno per chiedere chi fossere i finanziatori di F2i, senza ricevere risposta. Oggi – con Gamberale indagato – chiediamo nuovamente agli amministratori di Genova e delle altre città di Piemonte, Lombardia, Liguria, ed Emilia coinvolte nell’operazione, se è a questi soggetti che vogliamo affidare la gestione di un servizio pubblico d’interesse generale, come i nostri acquedotti.

Più in generale, l’intera vicenda pone un interrogativo rispetto agli ambiti in cui nasce la proposta di creare la grande multiutility del Nord, e alle esigenza cui risponde. Secondo il Forum italiano dei movimenti per l’acqua altro non è che una svendita di servizi pubblici essenziali, il cui fine non è il miglioramento del servizio ma l’esigenza di far fronte al livello d’indebitamento di A2a e Iren divenuto insostenibile a causato dalla crisi che ha fatto perdere oltre il 35% del valore alle due società quotate in Borsa. È pura speculazione, estranea al perseguimento del bene comune delle città interessate.

Per questo abbiamo promosso un appello contro la costituzione della multiutility del Nord, che ha già raccolto quasi tremila firme tra cui quelle di esponenti dell’economia, della cultura e dello spettacolo. È possibile leggere e sottoscrivere l’appello su www.acquabenecomune.org

Roma, 21 marzo 2012

Firma l’appello contro la Multiutility del Nord

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Facciamo parte dei 27 milioni di cittadine e cittadini che si sono espressi contro la privatizzazione dell’acqua e per la difesa dei beni comuni. Viviamo con forte preoccupazione i ripetuti tentativi di cancellazione del risultato referendario, che colpiscono al cuore la partecipazione democratica e la credibilità delle istituzioni.

 

Con l’abrogazione dell’art. 23 bis, il referendum ha restituito alla sfera pubblica non solo l’acqua, ma anche gli altri servizi pubblici, compresi i rifiuti e il trasporto pubblico locale. Decenni di liberalizzazioni e privatizzazioni mostrano oggi il fallimento di questo disegno che ha visto il pubblico ritirarsi dai propri compiti e i Comuni trasformarsi da garanti dei servizi pubblici in azionisti. Ci lasciano aziende con miliardi di debito, aumento dei costi dei servizi per i cittadini, peggioramento delle condizione dei lavoratori del settore, azzeramento degli  investimenti in nuove reti, impianti e tecnologie, spreco di ingenti risorse naturali, finite e irriproducibili, e una drastica riduzione degli spazi di democrazia, di partecipazione e di trasparenza.

 

La proposta di creare una grande multiutility del nord si inserisce in questo quadro desolante. Ripercorre la strada dei fallimenti testimoniati dai bilanci in debito di A2A, Iren, Hera, ecc.; ci ripropone l’idea di vendere servizi essenziali per coprire buchi di bilancio; punta a superare i debiti delle aziende attraverso economie di scala. E’ un’operazione lobbistica e verticistica di istituzioni, managers e correnti di partiti, estranea alle città interessate, che espropria i consigli comunali dei loro poteri e allontana le decisioni dal controllo democratico. Oggi serve una gestione dell’acqua, dei rifiuti, del TPL, dell’energia, prossima ai cittadini e alle amministrazioni locali, per garantirne la trasparenza e la partecipazione nella gestione dei servizi.

 

Oggi più che mai una scelta del genere non deve essere perseguita. Al contrario è necessario aprire un ampio dibattito pubblico che coinvolga le amministrazioni locali, le assemblee elettive, coloro che hanno promosso e vinto i referendum, le associazioni, i comitati, tutti coloro che vogliono preservare l’universalità dei diritti fondamentali, come l’acqua, e tutelare i diritti dei lavoratori. Riteniamo indispensabili modalità nuove ed etiche per garantire ai Comuni investimenti pubblici necessari a realizzare politiche ambientali di risparmio idrico ed energetico e di riduzione, recupero e riuso dei rifiuti – obiettivi previsti dalla Direttiva Europea sulla promozione delle fonti rinnovabili. Non accettiamo di farci espropriare delle condizioni minime per esercitare i diritti di cittadinanza, di riproducibilità della nostra vita associata, in armonia con l’ambiente.

 

Per queste ragioni, pensiamo sia interesse di tutta la società civile fermare questo progetto che si presenta come un ulteriore attacco alla democrazia e ai beni comuni. Chiediamo a tutte le forze politiche, sociali e sindacali, in particolare quelle che hanno sostenuto i referendum, di prendere una posizione chiara opponendosi con decisione a questo progetto e portandolo alla discussione e al pubblico dibattito. Ci impegniamo a favorire tutti i possibili momenti informativi, di dibattito e di sensibilizzazione.

 

FIRMATO: DARIO FO (Attore, premio Nobel) – FRANCA RAME (Attrice) – MONI  OVADIA (Attore) – STEFANO RODOTA’ (Giurista) – ELIO E MANGONI (Le storie tese) – NANDO DALLA CHIESA (Sociologo Univ. Milano) – GIULIO CAVALLI (Attore e Consigliere Regione Lombardia SEL) – LORIS MAZZETTI (Giornalista RAI) – PAOLO ROSSI (Attore) – BASILIO RIZZO (Presidente Consiglio comunale Milano) – GUIDO VIALE (Economista) – ALBERTO LUCARELLI (Giurista, Assessore Comune Napoli) – VITTORIO AGNOLETTO (Ex-Parlamentare Europeo) -LUIGI FERRAIOLI (Costituzionalista Univ. Camerino) – UGO MATTEI (Giurista Univ. Torino) – BRUNO BOSCO (Economista, Preside Facoltà Giurisprudenza Univ. Milano Bicocca) ANDREA DI STEFANO (Dir. Rivista Valori) – ELIO VELTRI (Scrittore) – LUCA NIVARRA (Giurista Univ. Palermo) – GAETANO AZZARITI (Costituzionalista Univ. La Sapienza Roma) – ROBERTO BIORCIO (Sociologo Univ. Milano Bicocca) – EMILIO MOLINARI (Movimento acqua) – MARIO AGOSTINELLI  (Energia felice) – MASO NOTARIANNI (Emergency) – DIEGO PARASSOLE (Attore) – ALBERTO PATRUCCO (Attore) – SILVANO PICCARDI (Regista) – PIETRO RAITANO (Dir. Altreconomia) – LUCA MARTINELLI (Giornalista Altreconomia) – RENATO SARTI (Regista) – BEBO STORTI (Attore) – JOLE GARUTI (Dir. Centro studi Sao) – LUCA KLOBAS (Attore) – LEONARDO MANERA (Attore) – NADIA VOLPI (Italia Nostra) – RITA PELUSIO (Attrice) – HENRY ZAFFA (Attore) – PAOLO CACCIARI (Crescita felice) – GIANNI TAMINO (Biologo Univ. Padova) – CLAUDIO BISIO (ATTORE) – DANIELE SILVESTRI (Musicista) – PAOLO JANNACCI (Musicista) – ALE E FRANZ (Attori) – DAVIDE RIONDINO (attore) – FAUSTO BERTINOTTI (ex-Pres. Camera Deputati)

 
PRIMI FIRMATARI ISTITUZIONALI: ANITA SONEGO (CONS. COMUNALE MILANO, FS); MIRKO MAZZALI (CONS. COMUNALE MILANO, SEL); MATTIA CALISE (CONS. COMUNALE MILANO, M5S); ANNA SCAVUZZO (CONS. COMUNALE LISTA MILANO X PISAPIA); ELISABETTA STRADA (CONS. COMUNALE LISTA MILANO X PISAPIA); MASSIMO GATTI (CONS. PROVINCIALE MILANO, FS); GIANCARLO PETERLONGO (CDA ATO MILANO); ANTONELLO PATTA (FS); ANTONIO LARENO (CGIL); ENZO GRECO (SEGR. CGIL); GIACOMO CONTI (CONS. REGIONALE LIGURIA, FS); NICOLO’ SCIALFA (CAPOGRUPPO IDV REGIONE LIGURIA); ANTONIO BRUNO (CONS. COMUNALE GENOVA, FS); MANUELA CAPPELLO (CONS. COMUNALE GENOVA); ELEONORA ARTESIO (CONS. REGIONALE PIEMONTE, FS); RITA GUGLIELMETTI (DIRETTIVO CGIL); MILLY MORATTI; LUCA DALLORTO (CONS. COMUNALE GENOVA, VERDI); MARIA CARLA BARONI (FS, MILANO)

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La Grande Multiutility del Nord

Mentre in Cina hanno la Grande Muraglia, molto presto in Italia avremo la Grande Multiutilty del Nord. Anzichè proteggerci dalle invasioni di bellicosi nemici aprirà la strada al nemico numero uno della democrazia: la privatizzazione dei beni comuni.

Come si legge dalle pagine del Sole 24 ORE un primo accordo tra A2A ed IREN (le due più grandi aziende del nord che si occupano di servizi pubblici) è cosa fatta. Questo non esclude, secondo l’assessore al bilancio del Comune di Milano Bruno Tabacci, un possibile percorso di fusione tra le due aziende. Quale sarebbe il fine? “Il futuro di a2a e di iren e’ partire da questo business comune per vedere dove porta: potenzialmente insieme sarebbero un gruppo da 10-11 miliardi di fatturato”. Ormai è sempre più chiaro quale sia il fine delle multiutility: rincorrere il profitto, generare fatturato e crescere sempre di più.

Eppure negli ultimi anni il Sindaco di Reggio Emilia, Graziano Del Rio, ci ha sempre assicurato che la privatizzazione di Agac-Enìa-Iride è stata fatta per aumentare l’efficienza delle vecchie aziende municipalizzate, per aumentare il valore del “gioiellino” emiliano. Ma ne siamo così sicuri? Chi controlla adesso l’azienda?

La progressiva privatizzazione della gestione dell’azienda ex-municipalizzata sta allontanando progressivamente i cittadini dal suo controllo. Non sono nemmeno più i Sindaci stessi a decidere, ma un consiglio di amministrazione in cui i soci pubblici siedono al tavolo al pari con gli altri azionisti. In quella sede chi decide è la logica del profitto, non del servizio pubblico garantito ai cittadini. Dov’è andata a finire l’utilità sociale dell’azienda reggiana? Perchè abbiamo svenduto il nostro patrimonio pubblico e la nostra esperienza? Cosa ci guadagniamo? Dove vanno a finire i nostri soldi? Come vengono gestiti gli investimenti? Il nostro territorio si sta impoverendo o arricchendo?

Ormai il velo della maggioranza pubblica è caduto, abbiamo capito che chi comanda sono i fondi di investimento, le banche che prestano denaro: chi comanda è il mercato. Chi paga l’orchestra decide la musica. Tutto ciò è risultato abbastanza chiaro dall’ultima assemblea dell’ATO (l’assemblea dei sindaci della provincia di Reggio Emilia per la gestione dell’acqua) in cui si doveva decidere l’aumento delle tariffe. Le bollette sono state aumentate e gli amministratori locali eletti dai cittadini non hanno nemmeno aperto bocca (VIDEO). Un silenzio che tra l’altro fa comprendere come ormai la delega al privato nella gestione dell’azienda sia ormai totale. Quanti Sindaci sono in grado di capire l’architettura finanziaria attuale di IREN e di prendere decisioni in merito alla gestione? E se per loro è difficile per i cittadini è impossibile.

A questo punto però vorremmo sapere una risposta: quando ci è stato chiesto se volevamo privatizzare i nostri beni comuni? Secondo quale principio il controllo democratico dei cittadini è stato eliminato dalla gestione dei servizi pubblici?

Emilio Molinari, presidente dell’associazione per il Contratto Mondiale dell’Acqua, ha lanciato un allarme dalle pagine dell’Unità. La possibile maxi fusione tra IREN e A2A creerebbe un colosso finanziario senza precedenti, con conseguenze devastanti per i cittadini e per i Comuni. Una totale perdita di controllo, in cambio del misero piatto di lenticchie delle partecipazioni azionarie e della spartizione dei dividendi a fine anno. Un “mostro finanziario, un ibrido senza controllo, nel quale tutti pubblico e privato perseguirebbero solo l’obiettivo del profitto, che risponderebbe solo ai propri consigli di amministrazione e ai propri manager super pagati e lottizzati dai partiti e dalle banche”.

E ritorniamo così al nodo centrale della questione: i beni comuni e la sovranità dei cittadini. A che cosa è servito il referendum? I politici e gli amministratori continuano ad ignorare i 26 milioni di italiani che hanno chiaramente detto che la gestione dell’acqua (e dei servizi pubblici) deve essere pubblica e priva di profitti. Per l’ennesima volta la politica sta facendo carta straccia dei referendum e della Costituzione. Ma per quanto potrà durare tutto questo?

La difesa dei beni comuni diventa la chiave per aprire le porte della politica alla partecipazione dei cittadini. Proprio per questo continuiamo ad affermare che SI SCRIVE ACQUA SI LEGGE DEMOCRAZIA!

Caro Sindaco

Lettera aperta al sign. Sindaco di Reggio Emilia, ai cittadini, ai partiti locali e a tutti gli organi di stampa.

Reggio Emilia,15 giugno 2011

 

Caro Sindaco,

La privatizzazione della gestione del servizio idrico in Italia è stata fermata.

Senza il referendum centinaia di acquedotti sarebbero stati costretti ad aprire al mercato e alla privatizzazione della gestione del servizio. I sindaci e i cittadini delle città come Milano, Venezia, Verona, ma anche la nostra vicinissima Toano, avrebbero dovuto rinunciare al governo delle loro aziende, ancora 100% pubbliche, per  fare entrare il profitto nella logica di gestione del nostro bene più prezioso: l’acqua.

Tutto questo grazie ai cittadini, i veri protagonisti e  fautori di questa importantissima decisione politica. Perché con il voto del referendum popolare hanno espresso in maniera inequivocabile che l’acqua è un bene comune privo di rilevanza economica e su cui non devono essere fatti profitti. Ora, si tratta di ripartire da questo risultato e da quello che abbiamo affermato: fuori l’acqua dal mercato e fuori i profitti dall’acqua.

La nostra provincia è la prima in Italia per affluenza ai seggi e questo è un dato meraviglioso, un’ondata di democrazia. Non solo, è anche un chiaro segnale di volontà politica: i cittadini vogliono la ripubblicizzazione della gestione dell’acqua a Reggio Emilia. Non stanno chiedendo, come Lei ha dichiarato, di “tornare indietro di trent’anni” (anche se a onor del vero Agac è privata solo dal 2005) ma stanno chiedendo a gran voce di ripensare a un nuovo modello di gestione interamente pubblico e partecipato dal basso.

Abbiamo dimostrato di saper creare un movimento politico capace di riavvicinare i cittadini alla res pubblica, alla gestione dei beni comuni. Una politica nuova che vuole generare benessere ed efficienza con una responsabilità il più possibile condivisa tra i cittadini. Siamo riusciti a creare un movimento trasversale, aperto e plurale e ora, con lo stesso spirito, vogliamo iniziare una discussione sulla gestione del servizio idrico del nostro territorio. Quello che proponiamo è un percorso che trovi la sua forza nella partecipazione di quanti più soggetti possibili, che tenga presenti le idee, le complessità e le regole già in campo ma che sia basato su un punto di partenza ben preciso: l’acqua come bene comune, gestito interamente dal pubblico e partecipato dai cittadini e dai lavoratori.

Noi crediamo che il cambiamento sia possibile, crediamo che ripubblicizzare si debba e si possa fare e insieme a noi lo credono i 263293 cittadini della provincia che hanno votato due sì ai referendum sull’acqua. Questa è la politica nel senso più alto del termine: il luogo in cui cittadini e istituzioni collaborano nella gestione del bene comune.

Il comitato referendario reggiano per i due sì ai referendum sull’acqua oggi cessa la sua attività ma rilancia la sua proposta come Comitato Acqua Bene Comune. Dopo questo voto, dopo questa splendida dimostrazione di partecipazione democratica e di bella politica, chiediamo a tutti i cittadini, alle associazioni, ai movimenti religiosi, ai sindacati e ai partiti di impegnarsi con coerenza e responsabilità in un percorso insieme al Comitato che concretamente punti a creare un nuovo modello di gestione per il servizio idrico.

Non è solo da Reggio Emilia che partirà il cambiamento: a livello nazionale rilanceremo la nostra proposta di legge che quattro anni fa 500.000 italiani avevano sottoscritto perché il parlamento la discutesse, in essa è contenuto tutto il nostro messaggio. A livello locale ci impegneremo affinchè la gestione dell’acquedotto di Reggio Emilia ritorni ad essere un modello interamente pubblico e  un’avanguardia a livello nazionale, utilizzando tutti gli strumenti di partecipazione democratica in nostro possesso.

La saluto cordialmente, orgoglioso di essere parte della comunità reggiana che ancora una volta si è mostrata nella sua vitalità.

 

Distinti saluti

 

 

Tommaso Dotti

Comitato Referendario Reggiano 2 Sì per l’Acqua Bene Comune

ACQUA PUBBLICA SENZA SE E SENZA S.P.A

Mercoledì 31 MARZO a partire dalle ore 15 in Consiglio Comunale, Sala del Tricolore

—> TUTTI IN CONSIGLIO COMUNALE!
per ricordare a chi governa la città che non basterà certo un fantomatico 51% pubblico a salvare l’acqua dei nostri rubinetti da una privatizzazione sancita dal Decreto Ronchi, e che comunque non si è mai vista nessuna democrazia del 51% dentro qualsiasi consiglio d’amministrazione di qualsiasi s.p.a., CHE NESSUN SINDACO POTRA MAI CONTRASTARE IN UN CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DI UNA S.P.A UNA BANCA D’AFFARI, UN FONDO D’INVESTIMENTO O UNA SOCIETA’ FINANZIARIA, e che perciò stiamo svendendo al privato -perdipiù contenti di farlo!- le risorse del nostro territorio e delle nostra comunità, costruite e salvaguardate in decenni di investimenti e gestione pubblica, trasparente e finalizzata non alla speculazione finanziaria ma al bene dei cittadini.

E’ A RISCHIO IL FUTURO DEI SERVIZI PUBBLICI E IN PARTICOLARE DI UN BENE FONDAMENTALE COME L’ACQUA, la cui gestione ci è già stata tolta con questa follia finanziaria di fusione tra multiutility giocata sulla logica del profitto che avrà solo ripercussioni negative e che i cittadini, a cui non è mai stato chiesto nulla a riguardo, pagheranno con bollette più alte e peggioramento del servizio e riduzione degli investimenti. e mentre le gestioni privatizzate in italia stanno solo facendo sfracelli ad esempio a Parigi dopo 25 anni di gestione privata l’acqua è stata ripubblicizzata…
per di più con il Decreto Ronchi diventeremo il primo paese europeo a privatizzare per legge la gestione dell’acqua!

FERMIAMOLI!

non possiamo stare a guardare il nostro consiglio comunale mentre vota per svuotarsi di poteri e perdere controllo sul territorio nascondendosi ingenuamente ed ideologicamente dietro alla falsa favola del 51%…

—> COSA POSSIAMO FARE e CHIEDERE AI CONSIGLI COMUNALI:
– dichiarare giuridicamente negli statuti comunali l’acqua un “bene privo di rilevanza economica” per sottrarla all’applicazione del Ronchi
– chiedere uno scorporo del ciclo idrico dalla fusione Iride – Enìa e un suo affidamento a una società a capitale INTERAMENTE PUBBLICO.

SIAMO ANCORA IN TEMPO PER SALVARE I NOSTRI BENI COMUNI!

L’ACQUA E’ UN DIRITTO NON UNA MERCE!

Agli sgoccioli l’acqua del sindaco

La riforma dei servizi pubblici locali, tra cui la gestione idrica, prevista dal decreto Ronchi, ha colto di sorpresa gli enti locali. Anche in Emilia Romagna il privato è pronto a prendere il sopravvento sul pubblico. Col risultato che Hera ed Enìa si allontaneranno ancora di più dai loro enti locali di riferimento

20 GEN. 2010 – Pubblico o privato, chi fa acqua? Il dibattito da anni va avanti in Italia. Con esperti e semplici cittadini a chiedersi se il servizio idrico sia migliore se preso in carico da enti locali oppure se affidato a società esterne. A scansare ogni dubbio ci ha pensato il governo italiano con il decreto Ronchi, un provvedimento che riforma radicalmente i servizi pubblici locali mettendo la parola fine alle società per azioni totalmente pubbliche e a quelle miste con pacchetto di maggioranza in mano agli enti locali. Nel giro di un paio di anni tutte le società che gestiscono l’acqua andranno in mano ai privati e la quota di partecipazione pubblica non potrà superare la soglia del 30%. Non ci sarà più motivo, dunque, di chiedersi se l’acqua distribuita da società miste, ma con quota pubblica maggiore del 51%, si può chiamare ugualmente “acqua del sindaco”. Ciò che uscirà dai rubinetti sarà l’acqua del mercato, sulla cui tariffa decideranno industriali, multinazionali e gruppi finanziari. Il controllo da parte dei sindaci sarà molto debole. Da un certo punto di vista per loro sarà come essere sollevati da un faticoso carico di lavoro. Che consiste nel tutelare i cittadini-utenti (e il loro portafogli) e al contempo portare a casa qualcosa attraverso la rendita delle azioni possedute dal Comune.

La nuova normativa, nonostante l’importanza dei cambiamenti che impone su un bene indispensabile come l’acqua, non ha avuto un’approfondita discussione in Parlamento, anche perché è stata blindata dal voto di fiducia. Un caso che conferma come ultimamente il potere legislativo stia passando dalla sua sede naturale all’esecutivo. E un esempio di come si possono interpretare in malafede i dettami dell’Unione Europea. Il decreto Ronchi, infatti, attua obblighi comunitari “in materia di servizi pubblici di rilevanza economica”, ma l’Europa non ha mai imposto né gare né limiti alle partecipazioni pubbliche. Anzi, si è sempre espressa per l’indifferenza degli assetti proprietari, considerando un vantaggio per gli enti locali la possibilità di scegliere tra una molteplicità di modelli (l’in house, l’impresa mista, o la gestione affidata tramite gara a scadenza).

Contro il decreto Ronchi il partito dell’Italia dei Valori ha presentato la richiesta di un referendum. Il Pd invece si trova ancora a fare chiarezza sull’argomento visto che una parte dei suoi senatori ha votato a favore del provvedimento. In Emilia-Romagna un referendum in materia di privatizzazione di società di servizi pubblici si è già tenuto. Nel settembre del 2008 i cittadini di Carpi sono stati chiamati a dare il loro parere sulla decisione del Comune di cedere a un partner privato buona parte delle proprie quote di Aimag, la locale multiutility. In quel caso gli esponenti locali del Pd e dell’Italia dei Valori erano tutti a favore della decisione della giunta. Per mettere a posto il bilancio comunale gli amministratori avranno pensato, fra sé e sé, che si trattasse di un’operazione sempre meno invasiva dell’affidarsi a prodotti finanziari derivati. Pazienza se in quel modo si sarebbe svenduto il risultato di una storia quasi secolare di sana gestione pubblica. Al referendum vinsero i contrari alla cessione del pacchetto di azioni, ma il quorum fu molto lontano dall’essere raggiunto. Votò soltanto il 21 per cento dei carpigiani. Le quote di Aimag sono poi state acquistate da Hera attraverso un bando di vendita al miglior offerente davanti al quale il colosso bolognese si è presentato da solo.

Intanto lunedì scorso a Piacenza, Parma e Reggio Emilia
, hanno scioperato i 2400 dipendenti di Enìa, l’altra grande multiutility della regione. Ce l’hanno col gruppo perché si sentono poco, anzi per niente, interpellati. E perché non hanno nessuna informazione riguardo al futuro della società, impegnata in un progetto di fusione con il gruppo ligure-piemontese Iride. Tanto meno i lavoratori riescono a intuire quale strada prenderà Enìa in seguito alle nuove disposizioni privatizzanti. Ma a preoccuparli prima di tutto sono le condizioni di lavoro. Già ora denunciano l’eccessivo ricorso da parte della società agli appalti e a contratti di lavoro precari. Pratiche che un domani potranno solo aumentare, quando la proprietà sarà ancora più soggetta agli influssi borsistici. Perché la parola efficienza, per le grandi aggregazioni e per gli azionisti privati, vuol dire tagliare posti di lavoro. Un film già visto col processo di espansione di Hera che ha portato alla chiusura di diversi laboratori delle acque, com’è successo a Ferrara.

Per arginare l’ondata di privatizzazioni,
il Forum italiano dei movimenti per l’acqua ha indicato una strada che parte dal basso. Sempre più comitati locali stanno spingendo i comuni a dichiarare nei loro statuti l’acqua un bene privo di rilevanza economica. Un modo per scavalcare le ultime normative, che riguardano appunto “servizi pubblici di rilevanza economica”. Ferrara, Fiorano Modenese, Cavriago (la lista aumenta di giorno in giorno), hanno già risposto in maniera positiva, approvando ordini del giorno che impegnano il comune a mettere nero su bianco tale riconoscimento. Ma la modifica più grossa fra qualche mese la subiranno gli statuti societari delle multiutility aprendo le frontiere alla partecipazione del privato. Quale statuto la spunterà?

di Andrea Bassi – viaemilianet.it