La “decisione” del PD sul futuro dell’acqua a Reggio Emilia

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Con un comunicato di poche righe, il Partito Democratico ha deciso di liquidare il percorso per la ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato in provincia di Reggio Emilia. Un percorso che dura da 3 anni e mezzo, voluto dalle istituzioni e partecipato da tanti cittadini e (ben pochi) sindaci.

E’ uno schiaffo alla DEMOCRAZIA, perché la decisione spetta ai Consigli Comunali e non alla direzione del PD e perché ci si mette sotto i piedi il voto referendario di 250.000 cittadini reggiani.

E’ uno schiaffo alla COERENZA, perché i Sindaci hanno deliberato più volte, a partire dalla fine del 2012, di voler ripubblicizzare e lo hanno scritto a chiare lettere nei loro programmi elettorali.

E’ uno schiaffo all’INTELLIGENZA, perché tutti gli studi di fattibilità (pagati da noi cittadini) realizzati in questi anni hanno dato esito positivo e sfidiamo chiunque a dimostrare il contrario.

Il PD fa carta straccia di tutto questo e, in dirittura d’arrivo, non ha una soluzione alternativa concreta da proporre. Da settimane circolano ad arte numeri falsi e strumentali (mai sottoposti a un pubblico confronto) propedeutici a questa “decisione”, con la quale il PD diventa esplicitamente il partito di Confindustria, Federutility e IREN.

Tutto ciò è inaccettabile!

Invitiamo tutti cittadini a manifestare SABATO 13 la loro indignazione, nel 4° anniversario del Referendum.

Invitiamo tutti a partecipare alla “acampada” che rimarrà ininterrottamente sotto il Comune fino al Consiglio Comunale di Lunedi pomeriggio. L’iniziativa partirà dalle ore 17,30 in Piazza Casotti e continuerà, tra musica e parole, fino a notte (maggiori informazioni qui).

Si scrive Acqua, si legge Democrazia!

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IL TEMPO DELL’ACQUA

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Lunedì alle ore 16 le mozioni presentate dal Comitato Acqua Bene Comune saranno discusse in Consiglio Comunale a Reggio Emilia.

Invitiamo tutte e tutti a essere presenti. Si deciderà il futuro dell’acqua della nostra città.

Dobbiamo essere numerosi per farci vedere ancora una volta, per chiedere che il referendum venga rispettato e che finalmente l’acqua nella nostra città sia ripubblicizzata.

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A chiederlo non sono solo gli abitanti di Reggio Emilia ma le oltre mille persone provenienti da tutta Italia che hanno sfilato oggi nel corteo organizzato dal Comitato Acqua Bene Comune di Reggio Emilia per la manifestazione nazionale del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.

Una manifestazione colorata, festosa e allegra. Tantissimi gli striscioni a rappresentare i vari comitati provenienti da tutte le regioni.

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Ad aprire il corteo un telo azzurro per simboleggiare il torrente Crostolo che ha riattraversato la città. A portarlo sono stati 44 cittadini (tanti quanti sono i sindaci della provincia di Reggio Emilia) con una fascia tricolore.

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Non sono mancati i rischi e i pericoli per chi manifestava per le strade della città: Vampiren era in agguato.

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Il serpentone colorato dopo essere passato davanti alla Provincia si è fermato in Piazza Prampolini: qui abbiamo lasciato tantissime bandiere blu appese all’albero di Natele davanti al Municipio.

Raymond Avrillier, ex direttore dell'azienda speciale di Grenoble

Raymond Avrillier, ex direttore dell’azienda speciale di Grenoble

Sono il segno che abbiamo lasciato al sindaco Delrio e a tutti gli amministratori per chiedere un regalo di Natale particolare: la gestione dell’acqua interamente pubblica, partecipata dai cittadini e lavoratori in una azienda speciale creata appositamente.

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Dalla città di Reggio Emilia può partire un segnale forte per tutti i comuni italiani: la gestione interamente pubblica e partecipata dell’acqua è possibile. Graziano Delrio in quanto presidente dell’ANCI potrebbe svolgere un ruolo fondamentale in un percorso nazionale che riporti i cittadini al centro delle decisioni sui beni comuni.

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Anne Le Strat, assessore all’acqua pubblica di Parigi, e Raymond Avrillier, ex direttore dell’azienda speciale di Grenoble ci hanno invitato oggi, durante il convegno organizzato durante la mattinata dal Comitato, a seguire il loro esempio: la ripubblicizzazione. Tantissime le voci che si sono fatte sentire al cinema Cristallo: da Torino a Napoli, passando per Roma, Padova, Saronno, Piacenza, Bologna, Forlì,Rimini e molti altri. Presenti anche i lavoratori di Metropolitana delle Acque, l’azienda pubblica di Milano. Tutte e tutti con un’unica parola d’ordine: acqua bene comune.

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Per questo lunedì saremo in consiglio comunale: per portare un messaggio che arriva dai cittadini della nostra città ma che viene rilanciato a gran voce da tutta Italia. Fuori l’acqua dal mercato, fuori i profitti dall’acqua.

Vogliamo tornare in piazza ancora una volta, ma per festeggiare un grande traguardo raggiunto insieme.

Vogliamo Reggio Emilia come Parigi!

 

 

 

CASELLI, ADESSO BASTA GIOCHETTI. PARLIAMO DI ACQUA.

Dal verbale dell’ultima conferenza capigruppo in Consiglio Comunale a Reggio Emilia del 21 Novembre:
“Prima dell’inizio della discussione riferisce inoltre, ricordando l’osservazione del consigliere Iotti nella precedente seduta in merito alla necessità di una verifica della regolarità delle firme apposte in calce alle mozioni popolari, che , relativamente alle ultime tre mozioni popolari in tema di acqua pubblica, vi sono incertezze sull’identità del primo firmatario di cui non è indicato il nome , oltre al cognome e l’indirizzo di domicilio risulta incompleto poiché privo del numero civico. L’unica persona corrispondente al cognome ed all’indirizzo indicato come primo firmatario (individuato attraverso un ricerca anagrafica ), cui pertanto è stata inviata la risposta e la documentazione, ha riferito agli uffici di non essere la firmataria di alcuna mozione”
Adesso basta. E’ ora di finirla con questi giochetti per delegittimare i contenuti e i percorsi del movimento per l’acqua: sono state presentate delle mozioni di iniziativa popolare e si è cercato di non farle arrivare in discussione in consiglio comunale attraverso (o nascondendosi dietro a) un ambiguo cavillo legale, superato l’ostacolo grazie anche alla sensibilità dimostrata dalla politica, tocca registrare l’ennesimo squallido tentativo -il secondo imputabile alla Presidente Caselli- per gettare scredito su quelle mozioni popolari: questa volta la materia del contendere non sarebbe l’ammissibilità, ma delle presunte irregolarità nelle firme raccolte.
Questa l’interpretazione della Caselli, di seguito la nostra ricostruzione dei fatti: il giorno in cui sono state consegnate le mozioni l’ufficio di Segreteria Comunale ci ha ricordato che è prassi consolidata da tempo la possibilità di aggiungere anche a deposito avvenuto un cosiddetto foglio di firme “numero zero”, con i nomi dei primi firmatari, che diventerebbero poi i presentatori delle mozioni in consiglio, e su loro consiglio abbiamo agito in questi termini (così come nello strutturare i testi delle mozioni ci eravamo comportati in ossequio ai consigli del Segretario Rebuttato…altro bell’esempio di coerenza tra uffici nello stesso municipio, con la sagra dei pareri difformi) considerando intanto di proseguire la raccolta firme e poter decidere in maniera più ponderata chi volesse figurare come primo firmatario per poi presentare le mozioni. Solo dopo un mese e un giorno dal deposito scopriamo con grande sconcerto che riguardo all’ammissibilità è stata spedita una risposta scritta al primo firmatario, che nemmeno noi sapevamo chi fosse!, dato che ci stavamo attenendo a quello che ci avevano detto in segreteria.
In pratica in Presidenza devono aver preso il primo della lista del foglio con le firme, quando dalla Segreteria a tutto il Comune i nostri recapiti non sono proprio un mistero. Sul momento non abbiamo voluto sollevare critiche anche perchè la cosa che ci premeva di più era l’esito all’epoca ancora incerto sull’ammissibilità delle mozioni, considerando questo incidente una delle tante stravaganze di questo comune.
Adesso scopriamo che su questo punto la Caselli si permette addirittura di insinuare dei dubbi di regolarità sulle firme raccolte. La serietà che il movimento dell’acqua ha sempre posto nella raccolta firme -a Reggio in questi anni complessivamente abbiamo raggiunto la bellezza di 50.000 firme– dimostra più di tutto aver saputo costruire a partire da quella fondamentale base di partecipazione la più grande raccolta firme della storia della Repubblica e una storica vittoria referendaria, e a differenza di altri (http://www.corriere.it/politica/11_marzo_05/pd-imbarazzo-firme-berlusconi_a3c765b6-46fa-11e0-b6b9-265b0f3bef10.shtml) non è nei nostri moduli che sono comparsi Zorro e Hitler.
Da quel poco di regole sulla partecipazione di cui è dotato il Comune (sperando che venga finalmente approvato un fatidico “regolamento di partecipazione popolare”, lo si aspetta da anni), servono almeno 300 firme per poter presentare una mozione d’iniziativa popolare, per queste mozioni ne abbiamo raccolte 5 volte tanto, e non perchè raccogliere firme sia la nostra attività preferita, ma proprio perchè abbiamo ritenuto fondamentale che si dovesse dare un maggiore spessore civico a quelle mozioni che partendo dal risultato referendario cercano far avanzare il dibattito e costruire le premesse per riuscire a ripubblicizzare l’acqua anche a Reggio.
Questo balletto di equivoci, pareri e comportamenti contraddittori non è per niente corretto nei nostri confronti, quasi si volesse “prenderci in castagna”.
Dopo l’esperimento fallito del cavillo legale, questo nuovo tentativo strisciante di delegittimazione denota contorni vergognosi: si può solo immaginare il disagio della persona incolpevolmente raggiunta dagli uffici di presidenza, vi stiamo solo tratteggiando il nostro sdegno e la nostra indignazione nell’aver subito tutta questa situazione gratuita e grottesca, è semplicemente ridicolo doversi attaccare anche a questo pur di trovare un qualsivoglia elemento di critica deteriore nei confronti di quello che con impegno da anni stiamo portando avanti. In un momento così grave di crisi di ogni aspetto della società, davanti a chi cerca un confronto democratico rispetto a un tema così importante e a chi riconosce nel dialogo con le istituzioni un momento qualificante e costruttivo, suonano davvero inaccettabili reiterate e subdole forme di “sfiducia nei confronti dei cittadini”.
Chi non gradisce quelle mozioni sull’acqua deve dirlo ad alta voce, non nascondendosi dietro segretari comunali e squallide insinuazioni solo per delegittimare.
La partecipazione dovrebbe essere qualcosa da stimolare, non qualcosa da cui difendersi.
Ancora una volta diciamo che “Si scrive acqua, si legge democrazia”.

Mozioni respinte! Anzi no….

Ieri pomeriggio il Comitato Acqua Bene Comune si è dato appuntamento in piazza Prampolini davanti al municipio per un’azione di pressione nei confronti del Consiglio Comunale.

Dopo l’annuncio del respingimento delle mozioni di iniziativa popolare era necessario che il Comitato e i cittadini si facessero sentire per difendere la partecipazione democratica nella discussione sulla futura gestione dell’acqua a Reggio Emilia.

Con striscioni, bandiere e fischietti abbiamo presidiato l’ingresso del Municipio, all’interno del quale si svolgeva il Consiglio Comunale.

I consiglieri Olivieri (M5S), Nasuti (SEL), Vecchi e Rinaldi (entrambi PD) sono usciti dalla sala del Tricolore per incontrarci in Piazza.

Luca Vecchi, capogruppo PD, ha espresso chiaramente il punto di vista della maggioranza in consiglio: le mozioni andranno avanti. Pur condividendo l’operato del segretario comunale e della presidentessa del consiglio (che hanno di fatto bocciato i testi presentati), Vecchi ritiene importante discutere in consiglio comunale tali mozioni difendendo la loro radice popolare. Per questo ci ha assicurato che alla prossima riunione dei capigruppo, che si svolgerà domani, si attiverà per fare in modo che le mozioni vengano riammesse senza modifiche e che a presentarle in consiglio comunale siano proprio i cittadini e i rappresentanti del comitato, così come prevede la mozione di iniziativa popolare. Piccola nota di colore non indifferente, Vecchi ha riferito che queste posizioni sono condivise anche dal sindaco Graziano Delrio.

Resta misterioso e non chiarito il nodo Rebuttato, ovvero il comportamento del Segretario Comunale che il 5 settembre scorso ci ha dato indicazioni precise su come scrivere i testi presentati e che a distanza di due mesi ha deciso di respingerli per vizi formali. Un comportamento che non riusciamo a comprendere: mancanza di professionalità o pressioni ricevute dall’alto? Certo fa sorridere l’auto-giustificazione che lo stesso Rebuttato ha inserito nel testo in cui vengono bocciate le mozioni : “onde evitare che lo scrivente debba essere tacciato di bieco e inutile burocratismo, che oppone questioni meramente formali per bloccare l’espletamento, da parte dei cittadini, del proprio ruolo democratico…”. Come dicevano i latini excusatio non petitia, accusatio manifesta.

Tutto questo l’abbiamo ribadito al consigliere Vecchi: i cittadini non possono essere aggirati in questo modo, soprattutto dopo un incontro ufficiale con un funzionario pubblico. Riteniamo che l’accaduto sia di una certa gravità e pretendiamo che si faccia luce sulla vicenda. In caso contrario decideremo se attivarci per azioni di denuncia formale alle sedi competenti.

Terminata la discussione in piazza con i consiglieri, siamo saliti nella sala del Tricolore, dove dagli spalti abbiamo assistito imbavagliati ai lavori del consiglio comunale. Imbavagliati per denunciare simbolicamente il silenzio imposto ai cittadini sulle scelte riguardanti il futuro dell’acqua nella nostra città. La protesta silenziosa ha dato fastidio alla presidente Caselli che ha ritenuto necessario sospendere la seduta per una decina di minuti poiché non eravamo ammessi in aula “con il volto parzialmente coperto”.

E’ quanto meno triste constatare come la partecipazione attiva dei cittadini nelle scelte democratiche sia vissuta dalla politica locale: una minaccia piuttosto che la linfa vitale per la città. Un elemento da utilizzare solo a scopi elettorali quando la partecipazione viene sbandierata a suon di “reggiani, per esempio”, ma che non si traduce nella pratica quando il cittadino osa alzare la mano per fare domande sui temi fondamentali.

A questo punto non ci resta che attendere fiduciosi l’esito della riunione dei capigruppo di mercoledì.

Chiaramente pretendiamo coerenza con le promesse fatte ieri in piazza. In caso contrario l’appuntamento è per lunedì prossimo, sempre davanti al Municipio.

SI SCRIVE ACQUA, SI LEGGE DEMOCRAZIA!

«Il referendum sull’acqua non sarà rispettato» Video inchiesta su Reggio Emilia

 

seconda parte
 
Reggio Emilia fu la città leader del 2° quesito referendario: il 96,17% dei votanti scelse di eliminare le logiche del guadagno dall’acqua pubblica. Tuttavia, nonostante la grande partecipazione popolare, a distanza di più di un anno, il referendum sulla gestione dell’acqua non è ancora stato applicato.

E’ questa la premessa della video-inchiesta realizzata da Cortocircuito, giornalino e web-tv degli studenti reggiani, che cerca di fare luce sulle cause del perché a Reggio il voto popolare del giugno 2011 rimanga tuttora disatteso. L’esito del secondo quesito referendario imporrebbe l’eliminazione -dalla bolletta di ciascun utente- della percentuale corrispondente alla remunerazione del capitale investito, ovvero il profitto del gestore e gli oneri finanziari sui debiti contratti. Invece le tariffe dell’acqua nel dicembre scorso sono addirittura aumentate, con un incremento reale in bolletta del 4.5%, come conferma il sindaco di Correggio Marzio Iotti.

Fin’ora i cittadini reggiani hanno assistito a molteplici rimpalli di responsabilità sull’applicazione del referendum. Iren, attuale gestore dell’acqua pubblica, sostiene che tocca ai sindaci e all’agenzia regionale per i servizi idrici. Ed i sindaci dicono di volere aspettare le scelte del governo e dell’Authority nazionale, che però non si sa quando si pronuncerà. La Provincia è l’unica ad aver aperto un tavolo di confronto, ma i tempi non si prospettano brevi. I diversi enti fino ad oggi hanno dato versioni diverse sulla percentuale della remunerazione del capitale investito da eliminare dalla bolletta e a su chi tocchi fare il primo passo concreto. Ma si vuole davvero eliminare la remunerazione?

Nessuno era mai stato chiaro come Marzio Iotti, sindaco di Correggio, ma soprattutto rappresentante per la provincia di Reggio nell’agenzia regionale per i servizi idrici, che ha espresso in modo chiaro la sua opinione: «Io stesso votai Si al referendum, anche se con diffidenza. E poi mi sono reso conto che la remunerazione non potrà essere eliminata, perché è un costo che deve esserci». Incalzato dalle domande di Cortocircuito, Iotti ha ammesso: «Così come formulato, il secondo quesito referendario non credo sarà mai applicato»

L’inchiesta della web-tv reggiana va ben oltre l’esito referendario. E ripercorre in modo minuzioso, con documenti alla mano, ogni aspetto controverso della gestione del servizio idrico a Reggio Emilia. Dall’azionariato del gestore Iren, società quotata in borsa con un fondo alle Isole Cayman, ai subappalti «a forte rischio criminalità organizzata», così li definisce il presidente della Camera di Commercio di Reggio Enrico Bini. Passando per lo stipendio del direttore generale di Iren Andrea Viero, che l’ultimo anno ha incassato 442mila euro, per fare un paragone: il presidente degli Stati Uniti Barack Obama guadagna 299mila euro all’anno. Oltre ai richiami dell’Europa perché “nessuna procedura di messa concorrenza è stata eseguita per la scelta dei soci privati di Iren Spa”.

Inchiesta realizzata da CORTOCIRCUITO, giornalino studentesco di Reggio Emilia. Per info: http://www.cortocircuito.re.it/

Di Luca Gemmi (ideazione), Federico Marcenaro (riprese), Riccardo Pelli (voce narrante), Elia Minari (interviste e coordinamento), Marco Pisi, Nuccia Ciambrone, Gianluigi Iembo, Letizia Cocconi, Matteo Davoli, Andrea Franzoni, Alberto Massari, Francesco Garuti, Silvia Cristofori e Francesco Chiriatti.

Forum Provinciale per l’Acqua – primo appuntamento

Oggi pomeriggio alle ore 17.30 nella sala del Comune di Cavriago (P.za Don G. Dossetti 1 – Cavriago) si terrà il primo incontro del Forum Provinciale per l’Acqua.
E’ il primo appuntamento, aperto anche al comitato e alla cittadinanza,  del percorso organizzato dalla provincia e dai sindaci per la valutazione del futuro della gestione del servizio idrico integrato a Reggio Emilia. Infatti l’affidamento della gestione del servizio idrico della provincia ad IREN spa è scaduto lo scorso anno ed è stata prorogata di un anno. La situazione attuale consentirebbe ai sindaci della provincia di ripensare l’affidamento al privato per una gestione interamente pubblica e partecipata dai cittadini.
Il Comitato Acqua Bene Comune ovviamente prenderà parte a questo percorso per fare pressione sui nostri amministratori locali: il nostro obiettivo è quello di fare partire la discussione del Forum dall’esito referendario.
Non possiamo accettare che per discutere del futuro dell’acqua a Reggio Emilia si riparta ancora una volta dalla domanda “privato sì – privato no”. Oltre 26 milioni di italiani hanno espresso la loro volontà, in modo vincolante, a favore della ripubblicizzazione dei servizi pubblici in Italia. La gestione privata del servizio idrico a Reggio Emilia, tramite IREN spa, si sta rivelando disastrosa e i debiti dell’azienda parlano chiaro (al punto che la sede storica di AGAC in via Nubi di Magellano è stata messa all’asta).
Per questo noi porteremo avanti la richiesta di una gestione interamente pubblica, locale e partecipata dai cittadini. Vogliamo che l’acqua nella nostra provincia sia dichiarata un bene comune, un diritto di tutti da gestire con la maggior trasparenza possibile.
Ancora una volta vi invitiamo a partecipare, perchè la partecipazione è la nostra forza.
Ancora una volta diciamo che SI SCRIVE ACQUA, SI LEGGE DEMOCRAZIA.

Ci vediamo oggi pomeriggio a Cavriago!

Referendum, un anno dopo. Aiutiamo i sindaci a ricordare.

A un anno di distanza dal grande referendum del 12-13 giugno vogliamo ancora festeggiare e ringraziare tutte e tutti voi per quello che siamo riusciti a compiere insieme. Un percorso meraviglioso che ha portato ad un risultato incredibile. Abbiamo dimostrato che come cittadini sappiamo e vogliamo riappropriarci dei beni comuni e degli strumenti democratici di partecipazione alla vita politica.

Purtroppo però non è ancora finita. A Reggio Emilia nonostante il risultato del referendum e soprattutto nonostante la grandissima partecipazione dei cittadini il sindaco Graziano Delrio non ha ancora accettato l’esito referendario. La privatizzazione di Iren spa continua, le bollette non vengono ridotte e la sovranità popolare non viene rispettata.

E’ un atto gravissimo che ci porta ad una sola conclusione: continuare la nostra lotta e il nostro impegno per l’acqua e i beni comuni. Ripubblicizzare l’acqua a Reggio Emilia si può e si deve. Partiamo dall’acqua per aprire a tutti i beni comuni, perchè una gestione interamente pubblica e partecipata è quello che abbiamo votato ed è ciò che vogliamo come cittadini.

Si scrive acqua, si legge DEMOCRAZIA.

Qui di seguito trovate la lettera aperta che avevamo mandato a Graziano Delrio esattamente un anno fa. Si sa i sindaci sono persone impegnate e può succedere che si dimentichino alcune cose. Aiutiamoli a ricordare cosa è successo e cosa (loro stessi!) hanno votato. Inviate per email al vostro sindaco il testo che trovate qui sotto, oppure un vostro messaggio, ricordandogli che il momento per ripubblicizzare l’acqua è ORA.

Indirizzo email sindaco di Reggio Emilia: Segreteria.Sindaco@municipio.re.it


Caro Sindaco,

il 12 e il 13 giugno dello scorso anno la privatizzazione della gestione del servizio idrico in Italia è stata fermata.

Senza il referendum centinaia di acquedotti sarebbero stati costretti ad aprire al mercato e alla privatizzazione della gestione del servizio. I sindaci e i cittadini delle città come Milano, Venezia, Verona, ma anche la nostra vicinissima Toano, avrebbero dovuto rinunciare al governo delle loro aziende, ancora 100% pubbliche, per  fare entrare il profitto nella logica di gestione del nostro bene più prezioso: l’acqua.

Tutto questo grazie a noi, cittadini, i veri protagonisti e  fautori di questa importantissima decisione politica. Perché con il voto del referendum popolare abbiamo espresso in maniera inequivocabile che l’acqua è un bene comune privo di rilevanza economica e su cui non devono essere fatti profitti. Ora, si tratta di ripartire da questo risultato e da quello che abbiamo affermato: fuori l’acqua dal mercato e fuori i profitti dall’acqua.

La nostra provincia è stata la prima in Italia per affluenza ai seggi e questo è un dato meraviglioso, un’ondata di democrazia. Non solo, è anche un chiaro segnale di volontà politica: i cittadini vogliono la ripubblicizzazione della gestione dell’acqua a Reggio Emilia. Non stiamo chiedendo di “tornare indietro di trent’anni” (anche se a onor del vero Agac è privata solo dal 2005) ma di ripensare a un nuovo modello di gestione interamente pubblico e partecipato dal basso.

Abbiamo dimostrato di saper creare un movimento politico capace di riavvicinare i cittadini alla res pubblica, alla gestione dei beni comuni. Una politica nuova che vuole generare benessere ed efficienza con una responsabilità il più possibile condivisa tra i cittadini. Siamo riusciti a creare un movimento trasversale, aperto e plurale e ora, con lo stesso spirito, vogliamo iniziare una discussione sulla gestione del servizio idrico del nostro territorio. Quello che proponiamo è un percorso che trovi la sua forza nella partecipazione di quanti più soggetti possibili, che tenga presenti le idee, le complessità e le regole già in campo ma che sia basato su un punto di partenza ben preciso: l’acqua come bene comune, gestito interamente dal pubblico e partecipato dai cittadini e dai lavoratori.

Dopo questo voto, dopo questa splendida dimostrazione di partecipazione democratica e di bella politica, chiediamo a tutti i cittadini, alle associazioni, ai movimenti religiosi, ai sindacati e ai partiti di impegnarsi con coerenza e responsabilità in un percorso insieme al Comitato che concretamente punti a creare un nuovo modello di gestione per il servizio idrico.

Noi crediamo che il cambiamento sia possibile, crediamo che ripubblicizzare si debba e si possa fare e insieme a noi lo credono i 263293 cittadini della provincia che hanno votato due sì ai referendum sull’acqua. Questa è la politica nel senso più alto del termine: il luogo in cui cittadini e istituzioni collaborano nella gestione del bene comune.

Non è solo da Reggio Emilia che partirà il cambiamento: a livello nazionale rilanceremo la nostra proposta di legge che quattro anni fa 500.000 italiani avevano sottoscritto perché il parlamento la discutesse, in essa è contenuto tutto il nostro messaggio. A livello locale ci impegneremo affinchè la gestione dell’acquedotto di Reggio Emilia ritorni ad essere un modello interamente pubblico e  un’avanguardia a livello nazionale, utilizzando tutti gli strumenti di partecipazione democratica in nostro possesso.

La saluto cordialmente, orgoglioso di essere parte della comunità reggiana che ancora una volta si è mostrata nella sua vitalità.

 

Distinti saluti

 

 

Comitato Referendario Reggiano 2 Sì per l’Acqua Bene Comune